SeaClear: robot che spazzano i rifiuti dagli oceani

(Rinnovabili.it) – Si chiama SeaClear (SEarch, identificAtion and Collection of marine Litter with Autonomous Robots –  ricerca, identificazione e raccolta di rifiuti marini con robot autonomi) ed è il progetto europeo nato per risolvere il problema dei rifiuti dispersi degli oceani. L’iniziativa, finanziata da Horizon 2020, è basato sul principio dell’automatizzazione: gran parte del lavoro è […]

robot rifiuti
Credits: SeaClear

(Rinnovabili.it) – Si chiama SeaClear (SEarch, identificAtion and Collection of marine Litter with Autonomous Robots –  ricerca, identificazione e raccolta di rifiuti marini con robot autonomi) ed è il progetto europeo nato per risolvere il problema dei rifiuti dispersi degli oceani. L’iniziativa, finanziata da Horizon 2020, è basato sul principio dell’automatizzazione: gran parte del lavoro è infatti affidato a robot autonomi, in grado di collaborare tra loro. 

Come funziona il processo

Attraverso la scansione del fondo degli oceani operata da una nave senza equipaggio, chiamata SeaCat, vengono individuati rifiuti e detriti. L’analisi viene effettuata con un ecoscandaglio che restituisce una mappa 3D della superficie di interesse, cui vengono successivamente aggiunte le informazioni necessarie. 

SeaCat funge da “nave madre” del sistema: da questa partono e a questa tornano tutti gli altri robot, tutti in connessione e in grado di comunicare tra loro. In acque limpide, la scansione avviene attraverso un drone DJI Matrice M210 RTK che è in grado di compiere la stessa analisi direttamente dall’aria: in questi casi le porzioni di fondo identificabili sono più grandi. 

In entrambi i casi la ricerca viene poi dettagliata con i robot subacquei che, lanciati dalla nave madre verso il fondo degli oceani, individuano i rifiuti più piccoli operando una scansione più ravvicinata con una fotocamera, un sonar, un metal detector e altri sensori: tutti gli strumenti sono stati progettati per essere in grado, tramite l’intelligenza artificiale, di riconoscere gli oggetti estranei da quelli tipici del fondo marino, viventi e non. 

Dopo la scansione da parte del robot subacqueo, entra in gioco un secondo automa, “Tortuga”, che raccoglie con una pinza speciale i rifiuti precedentemente segnati sulla mappa. La “pinza” ha la capacità di agire anche in zone difficili perché è dotata di un aspiratore. 

Ogni pezzo raccolto da Tortuga viene poi depositato un cesto, distribuito dalla nave madre, la cui apertura è progettata per adattarsi perfettamente alla pinza e non lasciar fuoriuscire quanto raccolto. 

Anche il cestino, lungi dall’essere un componente accessorio, è dotato di intelligenza artificiale e scambia segnali con il veicolo sottomarino, come se si dessero appuntamento, per localizzarsi rispetto all’apertura. 

Stato del progetto

Il sistema è stato sviluppato a gennaio 2020 e adesso è in una fase pilota: i singoli componenti sono stati per la prima volta riuniti per essere testati nel porto di Amburgo, che sarà il banco di prova del sistema di robot cattura rifiuti, se si dimostreranno efficaci, verrà poi diffuso al fondo degli oceani. 

“Anche se ad Amburgo non abbiamo la sfida di dover recuperare grandi quantità di rifiuti plastici dal fiume Elba – ha detto Jens Meier, CEO dell’Autorità portuale di Amburgo – il porto offre le condizioni ideali per le prove del sistema SEACLEAR. Le acque torbide dell’Elba, le correnti di marea e anche il traffico navale pongono sfide speciali per il sistema. Per noi, questi test forniscono anche un’esperienza importante quando si utilizzano sistemi autonomi”.

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