Norme ambientali UE, Bruxelles tira le orecchie all’Italia

La Commissione europea ha inviato oggi al Belpaese due pareri motivati riguardanti l’attuazione delle direttive su mercurio e apparecchiature elettriche

Norme ambientali UE, Bruxelles tira le orecchia all’Italia(Rinnovabili.it) – Altra tirata d’orecchie per l’Italia, sul fronte ambientale, da parte dell’Unione Europea. La Commissione ha inviato oggi al Belpaese un parere motivato in cui chiede alla nazione di trasmettere informazioni dettagliate sulle modalità di recepimento nel diritto nazionale della legislazione comunitaria in materia di “stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto. La decisione dell’Esecutivo arriva oggi in seguito alla mancata risposta alla lettera di messa in mora inviata lo scorso 15 maggio 2013 e alla ovvia scadenza del tempo concesso all’Italia per adeguarsi a quanto richiesto da Bruxelles. Ora, se il governo italiano  non dovesse adottare i provvedimenti necessari entro due mesi, la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’UE.

 

Stesso rischio corso anche su un altro campo della normativa ambientale europea, dove il Belpaese risulta ugualmente mancante. Parliamo della Direttiva comunitaria sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche conosciuta anche come “direttiva RoHS“. La Commissione ha sollecitato oggi l’Italia a specificare le modalità di attuazione nel diritto interno della normativa, dal momento che molte misure risultano mancanti, a partire dalla rifusione della stessa “direttiva RoHS”, prevista per il 2 gennaio 2013, e dalle esenzioni a favore di alcune apparecchiature contenenti piombo o cadmio; all’appello mancherebbero anche due direttive correlate che avrebbero dovuto essere attuate nella legislazione nazionale entro la stessa data. “Poiché l’Italia non ha rispettato il termine originariamente fissato, – fa sapere oggi l’esecutivo –  la Commissione le ha notificato costituzioni in mora il 21 marzo 2013 e, visto che le lacune rilevate non sono ancora state colmate, le invia ora tre pareri motivati. Se l’Italia non adotterà i necessari provvedimenti entro due mesi, potrà essere deferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea”.