L’Europa dice sì alla politica comune della pesca

Ieri il Parlamento Europeo ha approvato in plenaria la nuova politica comune della pesca che entrerà in vigore dal primo giorno di gennaio 2014

Politica comune della pesca(Rinnovabili.it)  – E’ stata approvata ieri dal Parlamento Europeo in via definitiva la legislazione europea che dal 1° gennaio 2014 guiderà il settore europeo della pesca. La nuova politica comune della pesca (Common Fisheries Policy-CFP) è stata studiata per portare al comparto maggiore sostenibilità e cercare di fermare la pesca incontrollata, dannosa per gli equilibri ambientali.

Tra le regole imposte ai pescatori e alla distribuzione di mercato un ampio spazio è stato dedicato all’attenzione riservata al consumatore, che potrà sul prodotto ricevere informazioni più dettagliate ad esempio sulla provenienza del pescato e sul metodo di pesca utilizzato.

“La riforma affronterà il più grande problema della politica comune della pesca, che è rappresentato dalla pesca eccessiva. Il Consiglio dell’Unione europea sarà ora obbligato ad agire in modo sostenibile in sede di negoziazione delle quote di pesca”, ha affermato il relatore Ulrike Rodust (S & D, DE).

 

 

I pescatori da gennaio avranno quindi l’obbligo di rispettare la “resa massima sostenibile” parametro che impone loro di non prendere non più di un determinato peso di pescato in modo da lasciare alla fauna acquatica la possibilità di riprodursi senza danneggiare la pesca degli anni successi.

Per evitare danni sarà inoltre vietato dalla nuova legislazione rigettare in mare il pesce che non dovesse risultare conforme alle esigenze di numero e grandezza. Con questa pratica infatti la maggior parte del pesce rimesso in mare muore. Da qui l’obbligo di sbarcare il 95% di tutte le catture effettuate in conformità ad uno speciale calendario appositamente studiato che verrà messo a disposizione del settore a partire dal 2015.

Tra le norme revisionate anche quella relativa al principio di sostenibilità che verrà applicato alle navi Ue che pescano in acque non comunitarie permettendo loro di prendere il surplus esclusivamente da acque appartenenti a paesi terzi.

La riforma affronterà il più importante problema della politica comune della pesca, vale a dire la pesca eccessiva. Il Consiglio dell’Unione sarà ora costretto ad agire in modo sostenibile in sede di negoziazione delle quote di pesca. I pescatori dovranno rispettare il “rendimento sostenibile massimo”, vale a dire pescare non più di quanto un determinato stock ittico possa riprodursi in un dato anno. L’obiettivo è di ripristinare e mantenere gli stock ittici a livelli sufficienti per garantirne il rendimento sostenibile massimo ha dichiarato la relatrice, la socialdemocratica tedesca, Ulrike Rodust.