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Obiettivo decarbonizzare, il Wwf non crede nell’idrogeno e nello stoccaggio della CO2

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Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – L’obiettivo è decarbonizzare. E farlo velocemente, molto prima del 2050. Ma al fatto che l’idrogeno possa essere l’elemento centrale di questo cambio del sistema energetico, il Wwf non ci crede. Come non crede nella cattura e stoccaggio della CO2 per la transizione ecologica. L’associazione ha infatti presentato oggi – nel corso di un convegno on-line – due rapporti: uno concordato a livello europeo dedicato proprio all’idrogeno e un altro dal titolo ‘Obiettivo carbonio zero, ambiguità rischi e illusioni della Ccs’.

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“La comunità scientifica internazionale ci sta chiaramente dicendo che occorre decarbonizzare il sistema energetico ben prima del 2050 – viene spiegato – sempre più spesso nel dibattito politico sulla decarbonizzazione si punta sull’idrogeno, generalmente prodotto da fonti fossili, soprattutto da gas, adducendo l’improbabile possibilità di catturare poi le emissioni di CO2 grazie alle tecniche di cattura e stoccaggio del carbonio. Le evidenze tecnico-scientifiche ci dicono invece che le cose stanno diversamente: a oggi, lo stoccaggio della CO2 non rappresenta, sia sul piano tecnico che su quello economico, un’opzione promettente e significativa nella strategia di decarbonizzazione nelle quantità e nei tempi richiesti dall’accordo di Parigi e dagli obiettivi europei”. 

Le ragioni che portano dritti all’idrogeno sono “esclusivamente di tipo economico legate all’industria delle fonti fossili: l’idrogeno è un vettore energetico e questo significa che occorre molta energia per produrlo. L’idrogeno, infatti, non è necessariamente una tecnologia a basse emissioni di carbonio: è importante riconoscere che le sue ‘credenziali verdi’ dipendono dal metodo di produzione. Ad oggi la maggior parte dell’idrogeno in uso non è ‘verde”, ossia circa il 95% è prodotto da fonti fossili con impatti ambientali rilevanti. Anche quando l’idrogeno sarà realizzato da fonti rinnovabili, attraverso elettrolisi dell’acqua, andrà usato con parsimonia, solo nei settori in cui non ci sono alternative più efficienti. Ci vuole molta energia per ricavare l’idrogeno, e per farlo bisognerà sfruttare il surplus di energia da rinnovabili come fotovoltaico e eolico, se e quando questa sarà disponibile”.

In sostanza dai rapporti viene fuori come “la Ccs non sia una soluzione scientificamente percorribile e come l’idrogeno non rappresenti un’opzione praticabile su vasta scala a causa di un bilancio energetico molto svantaggioso”.

L’idrogeno – continua il Wwf – potrà giocare “un ruolo nella decarbonizzazione del sistema energetico solo se sarà generato da un surplus di energia rinnovabile, e anche in questo caso, considerato che di idrogeno se ne potrà sempre avere in quantità limitata, sarà opportuno destinarlo solo a quei casi in cui non sia possibile intervenire in modo diretto con un più efficiente processo di elettrificazione. In tal senso l’idrogeno verde prodotto da rinnovabili dovrà essere riservato a quei settori in cui non sia possibile intervenire diversamente: trasporti pesanti su gomma o via nave o aereo, industrie in cui non sia possibile procedere direttamente all’elettrificazione alimentata da Fer”. 

“Oggi abbiamo la base tecnologica matura per la decarbonizzazione, sono le fonti rinnovabili e l’uso efficiente dell’energia e delle risorse – afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e energia del Wwf Italia – scegliere di investire massicciamente nella cattura e nello stoccaggio del carbonio, una chimera venduta come un sogno che si è sempre rivelata un incubo è solo un modo per far rimanere in gioco i combustibili fossili, specialmente il gas. Dobbiamo evitare che anche l’idrogeno venga usato per lo stesso gioco, l’idrogeno o è da rinnovabili o non è, o è usato laddove serve davvero o non è, basta un minimo di buonsenso per capirlo”.