Il Giappone fa un passo avanti sul carbone

La joint venture dietro il progetto, formata dalla Kansai Electric Power Co e dalla Marubeni Corp, ha deciso di rinunciare viste le nuove norme su ambiente e clima emanate dal governo di Tokyo e la reticenza delle banche a finanziare progetti ad alta intensità di carbonio

Carbone: il Giappone cancella l’ultimo progetto di nuove centrali
Foto di Jörg Peter Rademacher da Pixabay

Stop al progetto di un impianto a carbone da 1,3 GW nella prefettura di Akita

(Rinnovabili.it) – Giro di vite del governo sulle norme ambientali e banche che chiudono il portafoglio quando si tratta di progetti ad alta intensità di carbonio. Sono le due ragioni che hanno spinto la Kansai Electric Power Co e la Marubeni Corp ad abbandonare il progetto di una centrale a carbone prima ancora di farla entrare in funzione. Succede in Giappone, dove l’addio all’impianto da 1,3 GW significa anche addio al carbone: era l’ultimo progetto di nuove centrali nel paese.

La centrale sarebbe dovuta sorgere nella prefettura di Akita e la sua entrata in funzione era prevista per il 2024. “Abbiamo deciso di interrompere lo studio dello sviluppo di energia a carbone perché è diventato difficile prevedere la fattibilità di questo progetto”, si legge nel comunicato congiunto.

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Il Giappone era l’unico paese del G7 che aveva ancora piani per nuove centrali a carbone. Secondo indiscrezioni del quotidiano nipponico Yomiuri pubblicate lo scorso luglio, Tokyo avrebbe studiato la possibilità di sospendere entro il 2030 la produzione in circa 100 vecchie centrali elettriche a carbone, considerate inefficienti ed obsolete. Finora però non si è mosso molto sotto questo profilo.

Secondo i dati dal Global coal countdown di Bloomberg, gli impianti bloccati o chiusi sono pochi. Alcuni restano tutt’ora in costruzione, come i due a Misumi, quello di Kaita, uno a Taketoyo, uno a Yokosuka. In tutto la capacità installata da questa fonte fossile ammonta ancora a 47 GW. Il carbone rappresenta il 32% del mix elettrico del Giappone.

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Il governo di Tokyo ha puntato molto nell’ultimo decennio su questa fonte di energia per compensare lo stop a molte delle centrali nucleari dopo il disastro di Fukushima. E aveva piani per espandere la quota di carbone nel mix elettrico fino a pochi mesi fa. Nel febbraio 2020 l’esecutivo aveva annunciato di voler costruire fino a 22 nuove centrali in 17 siti diversi entro il 2025. Insieme, le 22 centrali elettriche avrebbero emesso ogni anno quasi la stessa quantità di anidride carbonica prodotta da tutte le auto vendute annualmente negli Stati Uniti.

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