La Cina punta tutto sul CCS offshore

Pechino fa le prove generali per continuare a estrarre petrolio e gas nonostante l’impegno a raggiungere il picco emissivo non oltre il 2030 e la neutralità climatica al più tardi nel 2060.

CCS offshore: inaugurato il primo progetto in Cina
Foto di Kristina Kasputienė da Pixabay

Il sito estrattivo Enping 15-1 reimmetterà nel fondale 300mila t di CO2 l’anno grazie al CCS offshore

(Rinnovabili.it) – Dopo la riforestazione su scala larghissima è la volta del CCS offshore. La Cina ha rivelato un altro dei pilastri della sua politica climatica. La cattura della CO2 e il suo stoccaggio dentro bacini di idrocarburi al largo delle coste del paese è un tassello fondamentale con cui Pechino pianifica di raggiungere la neutralità climatica entro il 2060 e il picco di emissioni di carbonio non oltre il 2030.

A metà agosto, le autorità cinesi hanno svelato il piano per la riforestazione. Da qui al 2025, l’obiettivo è di piantare 36.000 km2 di nuove foreste ogni anno. Nel complesso, si tratta di un’area grande come metà della Germania. Ed è ancora sulle emissioni negative che Pechino punta per rafforzare le sue credenziali climatiche. Anche se in questo caso il CCS offshore abbatte l’impronta di siti esistenti.

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Il primo progetto di CCS offshore del paese è appena entrato in funzione nel Mar cinese meridionale, circa 190 km a sud est di Hong Kong. La China National Offshore Oil Corporation (CNOOC), il primo produttore nazionale di gas e petrolio offshore, stima di poterci stoccare quasi un milione e mezzo di tonnellate di anidride carbonica al ritmo di 300.000 tonnellate ogni anno.

Anidride carbonica che non proviene dalla cattura di quella presente in atmosfera, ma dal recupero della CO2 che viene emessa durante l’operazione di estrazione degli idrocarburi in quel sito. A sua volta, il pompaggio nel fondale marino del gas climalterante faciliterà le attività di estrazione del petrolio.

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Si tratta di quantità ancora lontanissime da quelle che sarebbero necessarie, nella strategia cinese, per centrare l’obiettivo della neutralità climatica. Infatti, secondo uno studio pubblicato lo scorso luglio, la Cina riuscirebbe a essere net-zero entro il 2060 soltanto con emissioni negative ogni anno per oltre 1,8 miliardi di tonnellate di CO2. Ma è comunque uno sviluppo importante per il paese, che in questo modo punta a blindare l’espansione delle attività di estrazione delle fossili e a presentarla come una scelta in linea con gli obiettivi climatici di lungo periodo.

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