Verso l’ok a centrali nucleari vecchie di 80 anni, la Francia cambierà le regole

Appello dell’Autorità per la Sicurezza Nucleare d’oltralpe: serve una revisione sistemica del processo di valutazione per estendere la durata d’esercizio degli impianti. Tenendo conto del ciclo del combustibile e degli effetti cumulativi su scala locale della crisi climatica

nucleare in Italia
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Oggi Parigi permette alle centrali nucleari di operare al massimo per 50 anni

(Rinnovabili.it) – Sì ad allungare la durata di vita delle centrali nucleari “anche oltre i 60 anni”, fino a 80 anni. Ma solo cambiando il processo di valutazione degli impianti, vecchi e nuovi. E ripensando i “futuri possibili del ciclo del combustibile” così come l’impatto futuro e cumulativo della crisi climatica sui siti nucleari. È l’appello lanciato ieri dal capo dell’Autorità per la Sicurezza Nucleare francese, Bernard Doroszczuk, in vista dell’approvazione in parlamento del progetto di legge sull’accelerazione sull’energia dall’atomo in calendario per oggi.

I problemi della flotta nucleare francese nel 2022

“Le discussioni devono riguardare l’intero settore nucleare, non solo i nuovi reattori” ha insistito Doroszczuk. Il progetto di legge, infatti, snellirà le procedure amministrative per i nuovi impianti, gli EPR2 voluti dal presidente Macron all’interno del piano generale di rilancio dell’energia dall’atomo. Ma la débâcle del nucleare francese l’anno scorso dovrebbe consigliare più cautela anche, se non soprattutto, con gli impianti più datati.

Per un concorso di cause, tra cui manutenzioni programmate, problemi di corrosione, guasti imprevisti e crisi idrica che ha costretto a bloccare la produzione in alcuni periodi per problemi ai sistemi di raffreddamento, nel 2022 il nucleare d’oltralpe è sceso di 6 punti percentuali nel mix elettrico, il livello più basso da oltre 30 anni e il 23% in meno del 2021 con appena 278,3 TWh. Dato che ha costretto la Francia a diventare di nuovo importatore netto di elettricità. Non accadeva dal 2001.

Come cambierà la valutazione delle centrali nucleari?

Il cambiamento climatico dovrà essere uno dei fattori principali da considerare, nel percorso di assessment per l’estensione di vita delle centrali nucleari. L’Autorità “ritiene che, alla luce dell’accelerazione del cambiamento climatico, questo tema debba essere incluso nelle future discussioni sulle prospettive nucleari a lungo termine”, si legge in una nota dell’ente. Che continua con altri dettagli: “La gestione degli eventi climatici estremi deve essere prevista sia per le strutture esistenti che per quelle nuove, tenendo conto dei potenziali impatti cumulativi su scala territoriale”.

Per queste ragioni, conclude l’Autorità, “le questioni e i problemi climatici dovranno essere integrati nelle procedure di giustificazione specifiche degli operatori per il funzionamento continuo a lungo termine degli impianti, come quello richiesto per i reattori EDF oltre i 60 anni”. Per il momento, la massima durata di vita delle centrali nucleari francesi è fissata a 50 anni, ammesso che ricevano luce verde durante i controlli decennali.

Ma la crisi climatica non è certo l’unica variabile di cui preoccuparsi. L’Autorità propone una revisione globale e sistemica del processo di valutazione che si dovrà concludere entro il 2026 con il nuovo testo. Entro l’anno prossimo, però, EDF dovrà chiarire quali centrali nucleari vuole mantenere in esercizio.

Tra gli altri aspetti da ri-considerare c’è la possibilità o meno di rimpiazzare alcune componenti degli impianti nucleari, il destino delle scorie e il processo di decommissioning.  

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