Consumo di carbone in Cina, picco nel 2028 per il settore energetico

Secondo un ricercatore vicino al ministero dell’Ambiente cinese, i 4 settori industriali che consumano più carbone arriveranno a consumare un massimo di 2,48 mld di t. Il picco per l’acciaio già raggiunto nel 2020, nel 2021 quello del cemento. Il comparto energetico l’ultimo della lista, tra 7 anni

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Foto di Pavlofox da Pixabay

Lo studio di Cao Dong sulle proiezioni del consumo di carbone

(Rinnovabili.it) – Pechino ha preso l’impegno di raggiungere il picco di emissioni entro il 2030 e nell’ultimo piano quinquennale prevede di toccare il massimo attorno al 2025 per poi avere un plateau fino al termine del decennio. Per centrare l’obiettivo, la Cina dovrà tenere sott’occhio soprattutto i maggiori consumatori industriali di carbone, la principale fonte emissiva del paese su cui fa perno tutta l’industria pesante. Quale sarà il consumo di carbone dei diversi settori e quando potrebbero raggiungere il loro picco?

A questa domanda risponde Cao Dong, che è chief expert alla Chinese Academy of Environmental Planning e ha presentato alcune stime in un recente seminario. Stime molto importanti perché l’accademia è legata al ministero dell’Ambiente cinese e questo genere di dati costituiscono spesso la base per le politiche nazionali. In pratica, stime come queste possono dare qualche dettaglio in più sulla direzione che Pechino sta pensando di prendere.

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Nello studio, Dong stima che alcuni settori industriali a più alto consumo di carbone potrebbero aver già raggiunto il picco massimo tra il 2020 e il 2021: si tratta, rispettivamente, dell’acciaio e del cemento. Il settore dei sottoprodotti chimici derivanti dal carbone, invece, dovrebbe raggiungerlo nel 2024. La curva del consumo di carbone del settore energetico, invece, potrebbe toccare il massimo solo nel 2028 a causa dei timori relativi alla sicurezza energetica e alla larga quota che occupa ancora nel mix elettrico (60%).

Questi 4 settori, nel complesso, rappresentano l’86% del consumo di carbone cinese e sono all’origine del 70% delle emissioni nazionali. In tutto, il picco di consumo dovrebbe attestarsi a 2,48 miliardi di tonnellate di carbone. Per tenere sotto controllo il consumo di carbone in questi settori, nel 2035 lo studio calcola che serviranno investimenti per 3.770 miliardi di dollari.

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Durante i negoziati della COP26, la Cina ha fatto pressioni per ammorbidire il linguaggio del patto di Glasgow sul carbone. Questi sforzi hanno trovato la sponda, tra gli altri, dell’India, che all’ultimo secondo utile è riuscita a sostituire “l’abbandono graduale” del carbone con una più blanda “riduzione”. (lm)

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