Quale picco? La produzione di fonti fossili aumenterà per i prossimi 20 anni

Le politiche attuali dei 25 maggiori produttori di idrocarburi al mondo fanno carta straccia dell’accordo di Parigi. Tra 10 anni produrranno il doppio di quanto sarebbe compatibile con una traiettoria verso gli 1,5 gradi

regolamento TEN-E
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Il dossier Unep sul gap di produzione tra fonti fossili e obiettivi di Parigi

(Rinnovabili.it) – Con le politiche attuali, la produzione mondiale di petrolio, gas e carbone continuerà a crescere per almeno due decenni, e già nel 2030 i livelli produttivi delle fonti fossili saranno il doppio di quelli considerati compatibili con una traiettoria di riscaldamento globale di 1,5 gradi. Lo sostiene un nuovo dossier realizzato dall’Unep, l’Agenzia Onu per la protezione ambientale.

Il primo dato che ci consegna questo rapporto è l’ennesima conferma: la ripresa post-Covid è tutto fuorché verde. Questa volta l’angolo di osservazione è quello del cosiddetto production gap, cioè la differenza tra quante fonti fossili estraiamo oggi e quante ne dovremmo estrarre per tenere l’obiettivo dell’accordo di Parigi a portata di mano. La distanza, scrive l’Unep, è la stessa misurata nel 2019, prima dell’arrivo del coronavirus.

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La traiettoria è in rialzo. Anche se la produzione di carbone dovrebbe calare, benché di poco, a piegare la curva verso l’alto sono gas e petrolio. “Secondo la nostra valutazione dei recenti piani e proiezioni energetici nazionali, i governi stanno pianificando complessivamente di produrre circa il 110% in più di combustibili fossili nel 2030” rispetto a una traiettoria compatibile con gli 1,5 gradi, e “il 45% in più” rispetto alla soglia di 2 gradi. “Entro il 2040, questo eccesso crescerà rispettivamente al 190% e all’89%”.

L’industria delle fonti fossili è in ritardo, anzi rema contro. “Nel 2030, i piani e le proiezioni di produzione dei governi porterebbero a circa il 240% in più di carbone, il 57% in più di petrolio e il 71% in più di gas rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C”, continua l’Unep.

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Dei 15 paesi analizzati nel rapporto – i massimi produttori mondiali di fonti fossili – solo 2 vengono promossi: UK e Indonesia, perché le loro politiche vanno verso un decremento della produzione non solo di carbone, ma anche di gas e petrolio. Ammonizione se non cartellino rosso diretto per tutti gli altri 13. Stati Uniti, Canada, Australia, Arabia Saudita e Cina prevedono tutti degli aumenti nella produzione di petrolio e gas, mentre India e Russia intendono aumentare anche la produzione di carbone.

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