Il gas del mare del Nord finisce in tribunale

Olanda e Germania hanno dato l’ok finale allo sfruttamento del giacimento offshore transfrontaliero NO5-A. Ma darebbe solo 13 mld di m3 e da fine 2024, quindi non servirebbe per supplire nell’immediato alle riduzioni dei flussi dalla Russia

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Estrarre il gas del mare del Nord “non ha nulla a che fare con la sicurezza energetica”

(Rinnovabili.it) – Entrerebbe in funzione troppo tardi, non è compatibile con i target europei sul clima, e può danneggiare l’ecosistema dell’isola di Borkum, un sito Natura 2000. Sono le motivazioni con cui alcune ong tedesche e olandesi provano a convincere un tribunale dei Paesi Bassi a bloccare lo sviluppo del giacimento di gas NO5-A, che si trova a cavallo delle acque territoriali di Berlino e Amsterdam. Per entrambi i paesi, il gas del mare del Nord è una delle opzioni “domestiche” per diversificare dal gas russo.

Il progetto “non ha nulla a che fare con la sicurezza energetica”, accusa Sascha Müller-Kraenner di Deutsche Umwelthilfe (DUH), perché solo “una piccola quantità di gas fossile sarà estratta” e soprattutto “non prima del 2024”. Poi la nuova piattaforma nel mare del Nord “aumenterà la nostra dipendenza a lungo termine dai combustibili fossili. Questo non è compatibile con gli obiettivi climatici”.

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Secondo i piani, nella fase iniziale il giacimento dovrebbe fornire non più di 13 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Nello specifico, si tratterebbe di 5mila barili di petrolio equivalente al giorno (boed) nel 2025, con un picco a 8mila boed l’anno successivo. Subito dopo il 2026 la quantità calerebbe progressivamente fino a raggiungere i limiti di convenienza economica nel 2046.

Il gas del mare del Nord arriverebbe comunque troppo tardi per fronteggiare l’emergenza di una possibile chiusura totale dei rubinetti da parte della Russia prima del prossimo inverno, sostiene DUH insieme all’ong olandese Mobilisation for the Environment e a un’iniziativa civica di cittadini della Frisia.

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C’è poi una questione ambientale. “È evidente da tempo che non possiamo continuare a sfruttare il pianeta all’infinito. Ma è proprio questo che si cela dietro il progetto di trivellazione a gas di ONE-Dyas”, sostiene Johan Vollenbroek di Mobilitazione per l’Ambiente. “A breve termine, ciò comporterà una grave compromissione delle aree Natura 2000 circostanti su entrambi i lati del confine. Le leggi che in realtà servono a proteggere il nostro ambiente naturale vengono ancora una volta interpretate per questo progetto in modo tale da ignorare i rischi estremi e gli effetti dannosi”.

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