La COP26 non ha fermato l’industria del carbone

Il patto sul clima di Glasgow prevede che gli Stati si impegnino per ridurre l’uso del carbone. Anche se alcuni dei maggiori produttori (come Indonesia e Cina) hanno preso impegni precisi, finora non è cambiato nulla in termini di progetti in pipeline

Centrali a carbone: crollo del 76% dei nuovi progetti dopo Parigi
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In pipeline, l’industria del carbone ha ancora 480GW di nuova capacità installata

(Rinnovabili.it) – La COP26 di Glasgow è finita con una due giorni di discussioni accese sul destino del carbone, con gli ambiziosi che spingevano per scrivere phase out, cancellazione graduale, nell’accordo finale, e i conservatori che spingevano per un più tenero phase down, riduzione. Di tutte queste diatribe, però, all’industria del carbone sembra interessare ben poco. Più o meno la metà delle grandi compagnie attive nella filiera di questo combustibile fossile hanno progetti di espansione dei loro asset per il 2022.

Sono 503 su 1.030 le aziende passate al setaccio nella Global Coal Exit List 2021 che stanno per lanciare nuove centrali a carbone, aprire nuovi siti minerari, oppure investire in nuove infrastrutture per il trasporto. Secondo i dati raccolti dalla ong Urgewald insieme ad altre 41 associazioni, l’industria del carbone che procede come se nulla stesse cambiando è soprattutto cinese (131 aziende), indiana (58), australiana (38). Indonesia e Russia chiudono il quadro con 31 compagnie ciascuna. Anche se alcuni di questo paesi, come l’Indonesia (sui progetti domestici) e la Cina (su quelli all’estero), hanno preso impegni precisi, questi si devono ancora materializzare.

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Sulle oltre 1.000 aziende della lista sono solo 44 quelle che, ad oggi, hanno annunciato una data per l’addio al carbone. Soltanto 30 di loro, poi, hanno una data entro la quale promettono di allineare la loro impronta di carbonio con l’accordo di Parigi.

Ma l’andamento generale dell’industria del carbone punta in tutt’altra direzione. Secondo il rapporto IPCC del 2018 sul percorso per mantenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C, ricorda Urgewald, “la produzione di energia a carbone deve essere ridotta del 78% entro il 2030”, mentre il recente rapporto dell’Iea sulla rotta per emissioni nette zero al 2050 “ha confermato che non dovrebbero essere sviluppate nuove centrali o miniere di carbone”.

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Se tutti i progetti oggi in cantiere vedranno la luce, aggiungeranno fino a 480GW di nuova capacità installata di carbone e, sul fronte miniere, 1.800 mln di t l’anno di nuova capacità di estrazione. Progetti che, nel complesso, aumenterebbero la capacità mondiale del 23% e la produzione di carbone termico del 27%.

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