L’Europa finanzierà nuove infrastrutture del gas in Egitto e Israele

La bozza di memorandum of understanding con i due paesi del vicinato meridionale prevede la possibilità di aiutare Il Cairo a trasformarsi nel principale hub gasiero del Mediterraneo orientale. Ancora nessun dettaglio su tempi e volumi di gas

Infrastrutture del gas: l’UE aprirà il portafoglio per Egitto e Israele
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L’iniziativa fa parte della diversificazione energetica UE dopo l’invasione dell’Ucraina

(Rinnovabili.it) – L’Europa è pronta a finanziare nuove infrastrutture del gas in Egitto e Israele. È uno dei punti chiave del memorandum of understanding con cui Bruxelles vuole rendere più forte la cooperazione energetica nel vicinato meridionale e trovare alternative solide al gas russo. I partner privilegiati sono Il Cairo e Tel Aviv, ma la porta resta aperta a qualsiasi altro paese dell’area.

Le parti “lavoreranno in modo collaborativo per definire i modi e i mezzi appropriati per attuare lo scopo di questo memorandum d’intesa al fine di accelerare l’esportazione di gas naturale verso l’UE”, si legge nel documento, datato 7 giugno, che è stato anticipato dall’agenzia Reuters.

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I dettagli che mancano sono ancora molti. La bozza di intesa non indica quale sarà il volume di gas scambiato, e neppure una tempistica entro la quale i progetti dovrebbero partire. L’unico riferimento in questo senso è la durata generale del memorandum, 9 anni. La direzione in cui si muove l’Europa, comunque, appare abbastanza chiara.

L’obiettivo è aiutare l’Egitto a diventare un hub gasiero nel Mediterraneo orientale. E assicurarsi che una fetta dell’export di GNL via nave vada ai rigassificatori europei. Oltre ai giacimenti scoperti negli ultimi anni, Il Cairo può contare anche sulla sponda con Tel Aviv. Il gas offshore israeliano, infatti, converge sempre di più verso l’Egitto. All’inizio del 2022 arrivavano 5 miliardi di metri cubi (bcm) attraverso una pipeline tra Israele e il Sinai, che salirà presto a 6,5 bcm. A febbraio sono stati annunciati piani per altri 2-2,5 bcm da esportare in Egitto attraverso un gasdotto che passa dalla Giordania. Nel frattempo, il paese guidato dai militari di al-Sisi sta riattivando i suoi impianti di stoccaggio e export di GNL.

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Qui entra in gioco l’appoggio europeo, che può velocizzare il processo di trasformazione dell’Egitto in un hub maturo co-finanziando nuove infrastrutture del gas. Secondo il memorandum, l’ok a questi progetti può arrivare se “sono pienamente coerenti con un percorso ambizioso e ben definito verso la neutralità climatica”. Un percorso che potrebbe emergere entro novembre, visto che l’Egitto organizza la COP27.

Non solo. Il denaro europeo potrà anche servire per sviluppare tecnologie per la riduzione delle emissioni e la decarbonizzazione del gas naturale.

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