Opec+, l’Arabia Saudita gioca da sola e fa sorridere il mercato del petrolio

Il summit dei paesi produttori di petrolio,nel formato allargato alla Russia, decide di aumentare la produzione per febbraio e marzo. I sauditi si sacrificano per evitare nuovi tonfi del prezzo del barile

Mercato del petrolio
credits: Redhawk Investment Group da Pixabay

Riad annuncia 1 mln di barili di nuovi tagli per salvare il mercato del petrolio

(Rinnovabili.it) – Dieci mesi fa, le scintille tra Arabia Saudita e Russia avevano fatto saltare ogni accordo in sede Opec+. Il mercato del petrolio era impazzito, senza tagli alla produzione non c’era spazio sufficiente per lo stoccaggio. La crisi, quella reale, era partita dai depositi nei terminal americani. Con il risultato che il barile indicizzato al WTI era sprofondato al minimo storico, in territorio negativo, toccando il nadir a -37,63 dollari. Il 2021 inizia sotto auspici ben diversi. Almeno per quanto riguarda i calcoli politici dei grandi produttori globali di idrocarburi.

Il 5 gennaio, l’Opec+ è riuscita a scansare una nuova crisi. Non per volontà di tutti i suoi membri, cioè i paesi produttori tradizionali insieme alla Russia. Bensì per l’iniziativa solitaria dell’Arabia Saudita. In buona sostanza, Riad ha ‘drogato’ l’esito del summit. L’Opec+ ha deciso di aumentare la produzione, anche se di poco. Ma i sauditi hanno spontaneamente annunciato nuovi, consistentissimi tagli per febbraio e marzo: il paese arabo toglierà dal mercato da solo la bellezza di 1 milione di barili (oltre i tagli già previsti).

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A conti fatti, quindi, la risultante è un nuovo taglio alla produzione. All’ultima riunione dell’Opec+, a dicembre, si era deciso di allentare un po’ la stretta. Il taglio sarebbe passato dai 7,7 ai 7,2 milioni di barili a partire da gennaio. L’incontro di inizio gennaio ha confermato la decisione e l’ha allargata anche a febbraio e marzo, con la re-immissione sul mercato del petrolio di altri 75mila barili a fine mese e di 120mila a marzo.

Numeri che resteranno solo su carta vista l’iniziativa dell’Arabia Saudita. In pratica, infatti, il taglio di Riad porterà quello complessivo a circa 8 milioni di barili al giorno tra due mesi, superiore a quello in vigore nella seconda metà 2020. I listini hanno festeggiato, con WTI e Brent che hanno recuperato circa il 5% ciascuno facendo superare al barile la soglia dei 50 dollari.

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La scelta di Riad è arrivata a sorpresa, dopo che le trattative erano entrate in una fase di stallo. Se già questo dato basta a indicare la fragilità dell’intesa, le nuove quote-paese dicono qualcosa in più. Chi potrà aumentare la produzione sono solo i paesi non-Opec, di fatto Russia e Kazakhstan. Tutti gli altri restano al palo, a partire dagli Emirati Arabi Uniti che, a dicembre, avevano puntato i piedi per avere un aumento della loro quota.

Difficile pensare che questa intesa possa reggere a lungo senza un riequilibrio tra le quote. Prospettiva complicata dalle incertezze legate all’efficacia del vaccino anti-Covid – che potrebbe non escludere il ricorso a lockdown per gran parte del 2021, con conseguente depressione della domanda globale di energia – e all’impatto della recessione a livello mondiale.

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