Sulla neutralità climatica, le regioni italiane devono correggere la rotta

Il rapporto di Italy4Climate mostra luci e ombre del Belpaese su emissioni di CO2, consumi energetici e consumi da fonti rinnovabili. Nella classifica generale, le migliori sono Campania, Calabria e Lazio

Neutralità climatica: quali sono le regioni più virtuose d’Italia?
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I dati 2020 e il trend 2018-2020 sulla performance italiana verso la neutralità climatica

(Rinnovabili.it) – Campania, Calabria e Lazio sono le regioni più virtuose d’Italia nel percorso verso la neutralità climatica a metà secolo. Questa pattuglia di testa stacca di molto il resto della penisola per emissioni pro capite e consumi energetici. Mentre sui consumi da rinnovabili la mappa del Belpaese è più sfumata, con buone performance (ma anche pessimi risultati) a ogni latitudine. È la fotografia che emerge dal rapporto annuale di Italy4Climate sulla corsa verso emissioni nette zero delle regioni italiane, che analizza i dati 2020 e il trend del periodo 2018-2020.

Il mosaico delle rinnovabili italiane

Forse l’aspetto più significativo dello stato di salute della transizione energetica italiana lo restituisce il dato sui consumi da fonti rinnovabili. Chi traina l’espansione dell’energia pulita? Non i territori dove si produce più ricchezza. Quella che il rapporto sulla neutralità climatica chiama “la locomotiva d’Italia”, cioè le 4 regioni che insieme fanno oltre la metà del pil nazionale, “: tutte hanno una quota di rinnovabili più bassa della media e in molti casi hanno ridotto il consumo di energie pulite nell’ultimo biennio”. Anche se, prendendo in considerazione anche gli altri due fattori – emissioni e consumi – nel complesso dipingono un quadro eterogeneo: “il Lazio si trova nel gruppo di testa, il Veneto in quello centrale mentre Emilia-Romagna e Lombardia in quello di coda”.

Ci sono poi 5 regioni che hanno già superato il target europeo al 2030, che richiede di coprire con energia pulita il 40% dei consumi (anche se salirà al 43,7% nei settori non ETS con la riforma dell’Effort Sharing Regulation appena approvata a Bruxelles). Si tratta di Valle d’Aosta – l’unica esportatrice netta di rinnovabili -, Trentino-Alto Adige, Molise, Basilicata e Calabria. Le due regioni del nord “hanno consumi di energia pro capite tra i più alti d’Italia e molta della loro produzione rinnovabile deriva da impianti idroelettrici storici”, mentre le tre restanti “presentano consumi di energia inferiori alla media e un contributo significativo da eolico e fotovoltaico (e anche delle biomasse, nel caso della Calabria)”.

Ma in valori assoluti, le rinnovabili italiane crescono pochissimo. Il trend del periodo 2018-2020 segna a livello nazionale un misero +0,5%, trainato da Basilicata, Campania, Puglia e Sardegna (tutte sopra il +2,5%), mentre c’è una riduzione nei consumi da fonti rinnovabili molto marcata in Liguria (-5,3%), Umbria, Marche e Lazio.

Emissioni e consumi, ancora non allineati al target di neutralità climatica

Sulle emissioni di CO2, nel 2020 le regioni si distribuiscono dalle 2,1 t CO2 pro capite della Campania alle 9 della Sardegna a fronte di una media nazionale di 4,9 t. Ovviamente, i valori di questo anno sono fortemente falsati dalla pandemia. Più interessante guardare il trend, dove si va dal -13% di Lazio, Calabria e Veneto fino all’aumento di CO2 registrato in Valle d’Aosta e Abruzzo.

L’indicatore dei consumi elettrici è quello che mostra la maggiore polarizzazione geografica. Al nord, Liguria esclusa, i consumi sono sempre sopra la media nazionale, influenzati dal clima e anche dalla struttura economica. Si va da 1 tep consumato in un anno da un cittadino campano ai 2,7 di un residente in Emilia-Romagna.

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