Con nuove centrali a gas a rischio obiettivi clima, perdite investimenti per 11mld

Studio di Carbon Tracker sul perché l’Italia non dovrebbe ‘spingere’ sul gas, non si ridurrebbero i consumi domestici di energia e aumenterebbero le bollette. Già oggi le fonti rinnovabili producono elettricità allo stesso costo di quelle fossili; e nel 2030 si prevede che il costo di produzione delle fossili sarà del 60% superiore.

nuove centrali a gas
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di Tommaso Tetro

Italia, un futuro di sole rinnovabili è possibile

(Rinnovabili.it) – I piani di costruzione di nuove centrali a gas in Italia per una capacità complessiva di 14 GW potrebbero mettere a rischio gli obiettivi climatici del Paese, comportare perdite fino a 11 miliardi di euro in investimenti e non consentire di raccogliere l’occasione di ridurre i consumi domestici di energia elettrica, oltre a portare a un aumento delle bollette. Questo quanto emerge dal nuovo studio di Carbon Tracker Initiative (un think tank finanziario indipendente che svolge analisi dell’impatto della transizione energetica sui mercati di capitale), messo a punto insieme alla collaborazione con l’RMI (un’organizzazione non profit indipendente fondata nel 1982 che trasforma l’uso dell’energia globale per creare un futuro a basso impiego di carbone, a zero emissioni, prospero e sicuro).

Già oggi – viene spiegato – le fonti rinnovabili producono elettricità allo stesso costo di quelle fossili; e nel 2030 si prevede che il costo di produzione delle fossili sarà del 60% superiore; le tecnologie a ‘zero emissioni’ garantiranno l’affidabilità della rete a un costo più basso. L’economia del settore elettrico – viene messo in evidenza dal rapporto – ha raggiunto un punto di svolta nel 2019 quando il costo delle tecnologie a ‘zero emissioni’ è sceso fino al punto in cui un portafoglio di rinnovabili in Italia potrebbe produrre energia elettrica allo stesso costo di un nuovo ciclo combinato a gas; parliamo di 67 euro al MWh.

“L’Italia commetterebbe un errore sostituendo le centrali a carbone con quelle a gas –  rileva Catharina Hillenbrand Von Der Neyen, responsabile Power & Utilities a Carbon Tracker – le tecnologie a zero emissioni possono assicurare l’affidabilità della rete a un costo più basso. Se le utility porteranno avanti i loro piani di costruzione di nuovi impianti a gas per una capacità produttiva di 14 GW, penalizzeranno i consumatori e renderanno più difficile raggiungere gli obiettivi climatici internazionali. I piani di costruzione di grandi centrali a gas sollevano questioni sulla leadership del Regno Unito e dell’Italia nella lotta ai cambiamenti climatici mentre si preparano a co-ospitare il vertice sul clima Cop 26 di quest’anno”.

Il portafoglio di rinnovabili (Clean Energy Portfolio) è basato su elettricità prodotta da parchi eolici onshore e centralifotovoltaiche sostenuta da batterie di accumulo elettrico e servizi di demand response. Un ruolo non secondario è anche svolto da investimenti volti a ottenere efficienza energetica.

Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) dell’Italia mira a promuovere l’uso dell’energia pulita al costo più basso possibile, allinearsi con gli obiettivi climatici nazionali dell’Ue e migliorare l’indipendenza energetica del Paese. Secondo lo studio “un portafoglio di rinnovabili non solo permetterebbe di ridurre sia l’importo delle bollette che le emissioni, ma offrirebbe anche maggiore sicurezza e indipendenza energetica consentendo all’Italia di fare meno affidamento su costose importazioni di gas”.

In Italia un portafoglio energetico fatto di rinnovabili si articolerebbe in varie risorse: il 31% per centrali fotovoltaiche, per generare energia sufficiente per la maggior parte della giornata; il 17% per i parchi eolici onshore, completando gli impianti fotovoltaici e garantendo energia elettrica durante le ore notturne; il 16% per le batterie di accumulo elettrico, essenziali per rispondere alla domanda delle ore di punta; il 27% per il demand response, riducendo la necessità di generazione di energia spostando il consumo; il 9% per l’efficienza energetica, con opportunità di ristrutturazione di vecchi edifici.

Quanto alle prospettive sul futuro, l’Italia si è impegnata a chiudere le ultime centrali a carbone, per una capacità complessiva di 8 GW entro il 2025. Nel frattempo le grandi aziende prevedono di costruire, nel prossimo decennio, nuove centrali a gas per una capacità complessiva di 14 GW, di cui 5,8 GW già garantiti da contratti di approvvigionamento aggiudicati con il capacity market; entreranno in servizio per il 2023. Ma lo studio indica che nei bilanci degli operatori elettrici potrebbero rimanere fino a 11 miliardi di euro in attivi non recuperabili, con conseguente svalutazione del capitale sociale.

L’Italia – su questo l’analisi è chiara – dovrebbe investire nel settore dell’energia pulita. Un portafoglio di rinnovabili garantirà servizi della rete identici rispetto a una moderna centrale termoelettrica a ciclo combinata a un costo inferiore, fornendo la stessa quantità mensile di energia, soddisfacendo la richiesta nelle 50 ore di picco della domanda, e offrendo lo stesso livello di flessibilità della rete. Non solo, in determinati mesi il portafoglio di rinnovabili genererebbe più energia.

Viena anche lanciato un alert all’Italia. Se il nostro Paese continuerà sulla strada della generazione di energia elettrica tramite le centrali a gas anziché la soluzione basata su energia pulita a basso costo, i consumatori vedrebbero un aumento in bolletta. Un percorso che renderebbe anche più difficile conseguire il nuovo l’obiettivo dell’Italia di tagliare le emissioni del 60% entro il 2030. Le nuove centrali a gas produrrebbero 18 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, pari al 6% delle emissioni di gas serra totali dell’Italia nel 2019.

Secondo Michele Governatori, Energy Programme Lead Ecco think tank, “il Recovery plan italiano, coerentemente con gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese, si appresta a dedicare circa 70 miliardi di Euro del Next Generation EU alla transizione energetica. Efficienza energetica, tecnologie di accumulo ed evoluzione delle reti sono, infatti, i punti centrali. Puntare in questo contesto su nuova produzione termoelettrica per garantire la sicurezza del sistema elettrico sarebbe contraddittorio e, alla luce di questo studio, più costoso rispetto a un mix corretto di rinnovabili, accumuli e efficienza”. 

Il versante dei costi. Riforme del mercato – si fa presente – “sono necessarie per consentire alle tecnologie a zero emissioni di competere in modo equo. In Italia c’è stata una corsa alla costruzione di nuove centrali a gas a causa dei contratti di approvvigionamento aggiudicati con il capacity market che le hanno premiate in modo sproporzionato”; adesso si “invita il governo a fissare criteri identici per le varie fonti di energia, affinché quelle rinnovabili, appoggiandosi all’immagazzinamento tramite batterie e alla demand response, possano giocare ad armi pari“. In sostanza “in Italia, il capacity market falsa il mercato dell’energia a favore di centrali a gas preesistenti e nuove, e a svantaggio di rinnovabili a costo basso e zero emissioni. Questo meccanismo è di fatto alla base dello sviluppo di nuove centrali elettriche che producono emissioni e che altrimenti sarebbero antieconomiche”.

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