Putin “riabilita” Maduro: dagli USA l’ok a riprendere l’export di petrolio dal Venezuela

Una lettera di Washington assicura a Eni e Repsol che la Casa Bianca “non obietta” alla ripresa del programma oil-for-debt, con cui le aziende fino al 2019 pagavano il greggio di Caracas risanando il suo debito sovrano. La mossa per attutire lo shock dell’invasione russa dell’Ucraina

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I flussi di petrolio dal Venezuela sono sotto sanzioni dal 2019

(Rinnovabili.it) – L’onda lunga della guerra in Ucraina arriva fino a Caracas. E sblocca l’export di petrolio, sotto sanzioni americane dal 2019. Due compagnie europee – l’italiana Eni e la spagnola Repsol – potranno riprendere il programma oil-for-debt interrotto più di due anni fa e esportare petrolio dal Venezuela. Lo rivela l’agenzia stampa Reuters citando 5 fonti a conoscenza dei fatti.

Le operazioni potrebbero iniziare già dal mese prossimo e hanno ricevuto l’ok dell’amministrazione Biden nella forma di una lettera, in cui gli USA fanno sapere di “non obiettare” sulla ripresa del programma per esportare petrolio dal Venezuela e promettono che le aziende saranno esentate dalla rete delle sanzioni.

È il primo risultato concreto di quel processo discreto di apertura da parte di Washington nei confronti del governo di Nicolas Maduro, iniziato con una visita di funzionari americani in Venezuela il 5 marzo di quest’anno. La tempistica non è casuale: dietro tutta l’iniziativa c’è l’impatto dell’invasione russa dell’Ucraina.

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Gli Stati Uniti, che come altri circa 50 paesi riconosce Juan Guaidò come legittimo presidente al posto di Maduro, stanno ridando credito all’erede di Hugo Chavez per riportare sui mercati gli 1,5 milioni di barili di petrolio venezuelano bloccati dalle sanzioni, così da tenere sotto controllo i prezzi del greggio in caso di crollo delle esportazioni dalla Russia. Una delle condizioni messe da Washington per la svolta, rivela una fonte a Reuters, sarebbe l’obbligo di vendere e consumare il greggio in Europa.

Quale sarà il volume di petrolio esportato? Per il momento non è noto, ma difficilmente potrà avere un impatto immediato sui prezzi. La produzione venezuelana è crollata a 500mila barili al giorno nel 2020, per poi aumentare lentamente a 788mila barili alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina. Il paese sudamericano non può aumentare l’output facilmente visti i gravi problemi di manutenzione alle infrastrutture, causati proprio dalle sanzioni americane. Circostanza che spinge a pensare che gli Stati Uniti siano disposti ad allentare la presa su Maduro smantellando una parte del dispositivo sanzionatorio in vigore.

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L’Europa la settimana scorsa ha finalmente dato l’ok al sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, che contiene un embargo parziale e crescente del petrolio di Mosca. Già entro la fine di quest’anno il 90% dei flussi dalla Russia dovrebbero essere bloccati.

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