Phase out del carbone, promesse vuote dal Sudafrica?

Carbon Tracker stima che entro il 2030 il paese deve chiudere 30GW dei 42 totali di capacità installata di carbone. Il grosso del rimanente va messo offline entro il 2035. Tempistiche che il governo e il settore energetico nazionale non stanno rispettando. E gli 8,5 mld di supporto dai paesi occidentali non bastano: ne servono 30-35

Phase out del carbone: gli UK anticipano al 2024
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Il phase out del carbone accelerato è necessario in base ai nuovi NDC del paese

(Rinnovabili.it) – Uno dei risultati della COP26 di Glasgow più sventolati dai paesi occidentali è l’accordo con il Sudafrica per il phase out del carbone. Per molti, a partire da Londra e Washington, sarebbe un modello molto virtuoso per accelerare la transizione energetica di quei paesi in via di sviluppo i cui mix energetici sono dominati da questa fonte fossile. Se questo è vero lo diranno i fatti nei prossimi anni, ma intanto emerge un particolare non proprio irrilevante: i costi sono sottostimati e c’è bisogno in fretta di nuovi finanziamenti.

In base all’accordo, UK, USA, UE e Germania forniranno al Sudafrica 8,5 miliardi di dollari in cambio di un phase out del carbone accelerato. In realtà, secondo i calcoli di Carbon Tracker (e anche secondo l’utility sudafricana Eskom), per chiudere davvero tutte le centrali il paese africano avrà bisogno di 30-35 miliardi. Quattro volte tanto. E con una tempistica accelerata.

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Le stime seguono una tabella di marcia compatibile con l’accordo di Parigi e l’obiettivo dei due gradi. Secondo Carbon Tracker, il Sudafrica oggi ha una capacità installata di carbone di 42GW e dovrebbe metterne offline almeno 30 entro il 2030, cioè tra 8 anni. In più, quasi tutti i 12GW rimanenti vanno tolti entro il 2035, con l’ultima centrale a carbone che non può essere spenta più in là del 2040.

Uno scenario che fa a pugni con la realtà sul campo: non solo i piani del paese, per ora, vanno a tutt’altra velocità, ma la utility Eskom ha in costruzione altri 3GW di centrali a carbone e altri 1,8GW sono in fase di pre-permitting. Senza contare che la stessa Eskom sta prevedendo interventi di retrofitting su vasta scala ai suoi impianti per adeguarli alle nuove soglie-obiettivo del governo (tetto massimo nazionale di 510 Mt di CO2 da raggiungere al più tardi nel 2025, che dovrà poi calare a 420 Mt di CO2 nel 2030).

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Secondo Carbon Tracker, i 20 mld di dollari che servirebbero per allungare la vita di alcune centrali a carbone dovrebbero essere spesi diversamente. “Non ha senso dal punto di vista finanziario spendere grandi somme di denaro per adattare una tecnologia inquinante, quando il Sudafrica ha un potenziale di energie rinnovabili abbondante ed economico. L’economia della costruzione di nuovi parchi solari è schiacciante, con il solare già più economico del funzionamento delle centrali a carbone esistenti”.

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