Le Big Oil americane adesso abbracciano il prezzo del carbonio

Meglio soluzioni basate sul mercato che una regolamentazione pesante decisa direttamente dal governo. Con questo argomento, il più importante gruppo di lobby dell’industria idrocarburica USA ha motivato il dietrofront

Prezzo del carbonio: le Big Oil americane cedono a Biden
Foto di Emphyrio da Pixabay

Voltafaccia dell’API sul prezzo del carbonio, verso un compromesso con Biden

(Rinnovabili.it) – Il più importante gruppo di lobbisti delle Big Oil americane fa marcia indietro sul prezzo del carbonio. Dieci anni fa l’API (American petroleum institute) aveva affossato ogni speranza dell’amministrazione Obama di creare un mercato dei crediti di carbonio. Ma l’ingresso di Joe Biden alla Casa Bianca sta cambiando le carte in tavola.

L’annuncio arriva mentre il dipartimento dell’Interno sta per lanciare una revisione approfondita dei permessi per l’estrazione di petrolio e gas. Revisione che terrà necessariamente conto del nuovo indirizzo della politica climatica statunitense. Dopo essere tornata all’interno dell’accordo di Parigi, Washington dovrebbe formalizzare l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 prima della fine di aprile. E nel frattempo Biden sta preparando le prime iniziative di policy per tradurre in realtà il piano di transizione ecologica da 3mila miliardi di dollari annunciato in campagna elettorale.

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Di fronte allo slancio dell’amministrazione Biden, le Big Oil hanno deciso di cambiare atteggiamento e di cercare un compromesso. “Affrontare la sfida del cambiamento climatico e costruire un futuro a basse emissioni di carbonio richiederà una combinazione di politiche governative, iniziative del settore e innovazione continua “, ha affermato in una dichiarazione Mike Sommers, presidente di API.

Tutt’altra musica rispetto ai proclami di gennaio, quando il numero 1 dell’associazione aveva tracciato una linea rossa da non oltrepassare: guai a toccare il fracking sulle terre federali. Divieto che era stato farcito di allarmismo, visto che l’argomento di Sommers era che uno stop alla fratturazione idraulica (sui terreni federali, dove è situato solo il 10% dei pozzi di shale USA) avrebbe comportato seri rischi per la sicurezza energetica nazionale.

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L’ok al prezzo del carbonio, però, non convince tutti. Tra gli esperti del settore serpeggia il dubbio che l’API stia solo facendo mielina e non sia sinceramente convinto che un ETS americano sia la soluzione migliore. Sommers dal canto suo ha sottolineato che le compagnie petrolifere vogliono “soluzioni basate sul mercato” come una tassa sul carbonio o una politica cap-and-trade, piuttosto che “una pesante regolamentazione governativa”.

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