Clean Energy Transitions Summit: l’ONU dice no ai progetti energetici a carbone

Il Summit dell’IEA è un momento di preparazione in vista della COP26, in cui i paesi dovranno presentare piani di riduzione delle emissioni più ambiziosi.

Progetti energetici a carbone
Credits: Comfreak da Pixabay

Antonio Guterres avverte: “I progetti energetici a carbone non hanno spazio nei piani di recupero”

(Rinnovabili.it) – Durante il Clean Energy Transitions Summit, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha esortato i paesi ad interrompere il finanziamento di progetti energetici a carbone, così da consentire una giusta transizione verso un’energia pulita. “Il carbone non ha spazio nei piani di recupero di covid-19”, ha dichiarato Guterres, sottolineando che le energie rinnovabili rappresentano già un’alternativa ambientalmente ed economicamente migliore del combustibile fossile.

Il vertice promosso dall’IEA, al quale partecipano 40 paesi che rappresentano l’80% del consumo di energia e delle emissioni di gas serra, ha un grande protagonista: i pacchetti di stimolo per affrontare la crisi pandemica. L’Unione europea e la Corea del Sud hanno già promesso programmi di risanamento ambientale. Ma Guterres ha affermato che alcuni paesi stanno lavorando su piani di ripresa volti a sostenere i combustibili fossili, tra cui spiccano i progetti energetici a carbone.

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La Cina, la seconda economia del mondo e il maggiore produttore di carbone, ha dichiarato durante il Summit di essere impegnata in uno sviluppo pulito, efficiente e a basse emissioni nel settore energetico. “Faremo grandi sforzi per sviluppare idro, eolico e solare”, ha detto Zhang Jinhua, direttore della National Energy Administration cinese. Infatti, sebbene il consumo di carbone sia diminuito in regioni come l’Europa e gli Stati Uniti, è cresciuto in altre parti del mondo, poiché le economie emergenti affermano che il carbone sia necessario per la crescita.

Uno studio di Global Energy Monitor ha scoperto che la Cina ha in programma di sviluppare quasi 250 GW (gigawatt) di energia alimentata a carbone, più dell’intera capacità del carbone degli Stati Uniti. Anche altri paesi del sud-est asiatico, come il Vietnam e l’Indonesia, stanno investendo in progetti energetici a carbone. Il Giappone, che fa affidamento sul carbone per oltre 1/3 della sua produzione di energia elettrica, ha dichiarato di voler inasprire i criteri di finanziamento statali per le centrali elettriche a carbone all’estero.

“Quest’anno la domanda globale di energia è diminuita drasticamente, così come le emissioni. Ma non sappiamo se questa tendenza continuerà. I ministri decideranno attraverso le politiche messe in atto”, ha affermato il direttore esecutivo dell’IEA, Fatih Birol. Da questo punto di vista, il Summit si presenta come un percorso di preparazione in vista della COP26, in cui i paesi dovranno presentare piani di riduzione delle emissioni più ambiziosi.

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Tuttavia, se il paese ospite, la Gran Bretagna, spinge affinché il vertice ONU sul Clima produca “un risultato negoziato che finalizzi l’accordo di Parigi”, come ha affermato Alok Sharma, ministro britannico per l’Energia, è possibile che altre super potenze, come gli USA, abbiano tutta l’intenzione di mettere i bastoni tra le ruote.

Durante il Summit IEA, infatti, Dan Brouillette, segretario statunitense per l’Energia, ha dichiarato di volersi opporre a qualsiasi divieto sui carburanti che producono emissioni. “Le energie rinnovabili da sole non possono garantire l’affidabilità del flusso di elettricità in nessuna nazione”, ha affermato Brouillette. “In parole povere, ogni nazione può beneficiare di un mix più ampio di carburanti per mantenere attiva la propria rete”.

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