Transizione energetica globale: nessuno deve essere lasciato indietro

IRENA: “Esiste un divario crescente tra aspirazioni e realtà in alcuni paesi che perseguono la neutralità del carbonio; altri continuano a mancare di obiettivi politici”

Transizione energetica globale
Credits: Leo Wolfert © 123rf.com

Il report “Global Renewables Outlook” individua 5 pilastri tecnologia della transizione energetica globale

(Rinnovabili.it) – La pandemia di COVID19 sta mettendo l’economia mondiale in pausa e con essa anche le emissioni. Ma una volta superata la crisi, il pianeta potrebbe dover affrontare uno scalino ancora più alto nel percorso di decarbonizzazione (Leggi anche Coronavirus: in Cina le emissioni di CO2 calano del 25% ma non è una bella notizia). E non è solo la ripresa industriale a preoccupare. Il blocco che molti esperti temono per il settore delle rinnovabili potrebbe, infatti, far perdere punti importanti alla transizione energetica globale.

Per non perdere di vista l’obiettivo ultimo L’agenzia internazionale IRENA ha pubblicato oggi il suo “Global Renewables Outlook”. Il rapporto evidenzia cinque pilastri tecnologici in grado di far correre la transizione energetica globale e una serie di misure politiche da applicare in 10 regioni del pianeta. “Il settore energetico ha iniziato a cambiare in modo promettente, con l’adozione diffusa di fonti rinnovabili e delle tecnologie correlate”, ha affermato il direttore generale dell’IRENA, Francesco La Camera. “Ma stiamo anche assistendo ad un divario crescente tra aspirazioni e realtà per alcuni paesi che perseguono la neutralità del carbonio, mentre altri continuano a mancare di obiettivi politici. L’urgente necessità di affrontare i cambiamenti climatici, sostenere lo sviluppo economico e affrontare le questioni di giustizia sociale richiede una decarbonizzazione senza precedenti e trasformativa delle società. Le energie rinnovabili devono essere al centro di un simile accordo verde globale”.

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Lo scenario 2050 di IRENA

L’agenzia ha stimato che servirebbero 750 miliardi di dollari investiti nell’energia pulita nei prossimi 10 anni, con un taglio nell’uso di combustibili fossili di circa il 75% entro la metà del secolo. Oltre a raggiungere gli obiettivi climatici, i cambiamenti nel modo in cui le persone e le comunità producono e usano l’energia porterebbero enormi benefici socio-economici, con un impatto globale altamente positivo. Secondo il report, i guadagni del PIL globale ammonterebbero a 98mila miliardi di dollari entro il 2050, con 100 milioni posti di lavoro legati alla transizione energetica globale.

Dal punto di vista regionale, la metà degli investimenti mondiali nel settore dell’energia pulita sarebbe destinata all’Asia, a cui si associa anche la maggiore crescita occupazionale. La crescita del PIL regionale varierebbe in modo significativo. Si andrebbe da un aumento del 7,4% all’interno dell’Unione europea a una riduzione del 2,5% nel MENA. Le politiche per garantire una transizione equa potrebbero contribuire a compensare le crescenti perdite di posti di lavoro nei combustibili fossili, che vanno dal 65% stimato in Europa e Nord America a circa il 20% in America Latina entro il 2050.

“Una trasformazione energetica globale che sia davvero vantaggiosa per tutti e che non lasci indietro nessuno, richiede politiche di transizione adeguate al contesto regionale e specifiche per ogni Paese”, ha aggiunto La Camera. “È possibile raggiungere gli obiettivi climatici. Ci vorrà impegno, azione, politiche abilitanti e innovazione, nonché ampio coordinamento e sostegno mirato per regioni e paesi”.

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