La transizione energetica della Russia? Idrogeno grigio e CCS per salvare il gas

Capacità produttiva di gas raddoppiata al 2035. Accompagnata da tecnologie CCS e idrogeno grigio per rendere il gas più “digeribile” su mercati attenti al clima

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Credits: ds_30 da Pixabay

Il ministro dell’Energia Novak si sbottona sulla transizione energetica del paese

(Rinnovabili.it) –  La Russia non ha nessuna intenzione di tagliare la produzione di gas da qui ai prossimi decenni. Parola di Alexander Novak, ministro dell’Energia di Mosca e guardiano della principale voce del PIL russo. Anzi, rilancia: nei prossimi 10 anni la capacità di estrazione aumenterà del 50%. Con l’obiettivo di fare della Russia un leader a livello globale nel campo dell’idrogeno e delle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) per non restare troppo indietro nella transizione energetica.

Una dipendenza, quella di Mosca dalle fonti fossili, che non è soltanto economica ma politica. Fatto che aiuta a spiegare queste dichiarazioni, rese da Novak in un’intervista al Guardian. Le attività collegate, direttamente e indirettamente, a gas e petrolio costituiscono ben il 60% del PIL russo. Entrate che servono a garantire la stabilità interna. Ma il vettore energetico è da decenni uno degli strumenti principali della politica estera del paese, e non solo verso l’Europa.

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Impensabile per Mosca che la transizione energetica significhi abbandonare degli asset così pregiati. Non deve quindi stupire che Novak punti anzi a raddoppiare la produzione di gas fino a raggiungere 1.000 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2035, da poco meno di 680 miliardi di metri cubi registrati l’anno scorso. In più, il piano russo prevede di aumentare di oltre 4 volte l’export di gas via navi cisterna, da 29 mln di t l’anno a 120-140 mln di t, continuando sempre a inviare circa 200 mld di m3 di gas in Europa tramite gasdotti.

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Per Novak, la potenza russa in fatto di gas è la chiave per essere in prima fila a livello mondiale nella produzione di idrogeno. Anche se Mosca si sta affacciando in ritardo in questo ambito rispetto ad altri paesi come Australia e Giappone, ha comunque alcuni punti di forza. Uno da non trascurare è la rete di gasdotti già esistenti. Novak ha confermato al Guardian di volerli impiegare anche per la distribuzione di idrogeno.

Idrogeno che, stando al ministro, potrebbe essere sia verde – cioè ottenuto per elettrolisi dell’acqua usando solo fonti rinnovabili – che grigio – per pirolisi dalla CO2 prodotta dal gas. Ma con ogni probabilità sarà il secondo quello di punta nei prossimi anni. In parallelo, la Russia punta a implementare tecnologie CCS presso gli impianti di produzione di gas. Così evita di disperdere CO2 in atmosfera e può presentare il suo gas come un prodotto sufficientemente pulito su mercati come quello europeo, che potrebbe diventare più esigente nei prossimi anni.

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