Vettori di contagio: l’energia pulita e la diffusione delle malattie

L’energia rinnovabile e l’elettrificazione richiedono minori contatti umani, riducendo drasticamente i rischi associati alla diffusione di malattie come covid-19.

Secondo TFIE, l’elettrificazione riduce nettamente i vettori di contagio e diffusione delle epidemie

(Rinnovabili.it) – La pandemia di coronavirus sta cambiando molte cose nella nostra vita, ribaltando la prospettiva con cui guardiamo al mondo. Anche i diversi scenari di elettrificazione (dall’energia pulita, alle auto elettriche) vanno inquadrati in orizzonti del tutto nuovi e inediti e, per questa ragione, Michael Barnard, direttore di TFIE (società di consulenza per strategie tecniche e di mercato), ha cercato di sondare quali saranno gli effetti del covid-19 sul lungo periodo. Nello specifico, lo ha fatto analizzando le diverse fonti di energia tenendo conto di un fattore che, in futuro, diventerà sempre più importante: quello dei vettori di contagio e di diffusione delle malattie.

Partendo dal petrolio greggio, Barnard analizza le interazioni umane necessarie affinché il petrolio venga trasformato in benzina e pompato in un’auto. A partire dal pozzo petrolifero, indipendentemente dal fatto che si tratti di estrazione convenzionale o non convenzionale, le persone devono recarsi in un luogo e toccare parecchie attrezzature, moltiplicando i vettori di contagio. Infatti, pur avendo visto una sostanziale riduzione della manodopera negli ultimi 100 anni, autocarri, condutture e riserve di greggio hanno ancora bisogno di esseri umani in grado di gestirli.

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Il petrolio greggio deve poi essere raffinato, e anche le raffinerie richiedono operatori umani e cicli di manutenzione significativi. Sempre più persone toccano le stesse superfici, siedono nelle stesse sale e interagiscono con gli stessi sistemi di sicurezza, moltiplicando i vettori di contagio e trasmissione della malattia. Sebbene la quantità di manodopera nelle raffinerie vari in tutto il mondo, sono comunque necessarie delle persone.

La benzina raffinata e il diesel devono poi essere distribuiti. Che si tratti di camion, navi o condutture, sono molti gli operatori umani che si occupano delle diverse infrastrutture, creando maggiori opportunità per la trasmissione di malattie. Infine, nella stazione di servizio, saranno ancora una volta delle persone a pompare il gas nei serbatoi sotterranei dei camion, e altre persone a rifornire le auto a combustione o diesel, toccando molti oggetti che altre persone hanno ugualmente toccato.

Secondo Barnard, ben diversa è la situazione per i parchi eolici e solari, che non richiedono la presenza di nessuno per la loro gestione. Piuttosto, necessitano di una manutenzione annuale e, occasionalmente, di manutenzioni straordinarie. Il monitoraggio viene eseguito in remoto e può essere svolto da casa con la stessa facilità con cui può essere svolto nei centri operativi che, a loro volta, ospitano generalmente una piccola manciata di persone. I vettori di contagio sono, in questo caso, radicalmente minori.

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L’elettricità generata viaggia poi attraverso le reti di trasmissione e distribuzione. Nessuna mano deve toccare dispositivi per consentire all’elettricità di spostarsi dal vento e dai parchi solari al punto di utilizzo. “L’elettricità”, dice Barnard, “si muove per noi senza che gli umani debbano alzare un dito o toccare una superficie di lavoro comune”. Considerando infine il cosiddetto ‘ultimo miglio’ dei veicoli elettrici, un singolo essere umano – generalmente il proprietario – tocca la spina per avviare la ricarica della macchina, e la stessa persona scollega la macchina al termine dell’operazione. Anche in questo caso, sono radicalmente minori le opportunità di trasmissione di malattie.

Tanto le energie rinnovabili quanto le diverse forme di elettrificazione, dunque, ridurrebbero drasticamente i rischi associati alla diffusione di una malattia come covid19. Tanto che, secondo Barnard, l’elettrificazione potrà essere una delle strategie fondamentali per ridurre nel futuro la diffusione del contagio nelle epidemie.

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