VIA speciale per le energie rinnovabili nel pacchetto Anti Burocrazia

Nel piano Semplificazione normativa e burocratica del governo, sarà riservata all’energia una corsia preferenziale. Anev: “così si può sbloccare lo stallo in cui si trova la nuova Commissione VIA-VAS, ferma dalla fine di agosto”

VIA speciale per le energie rinnovabili
Credit: Governo.it (CC BY-NC-SA 3.0 IT)

Proposta una Commissione VIA speciale per le rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Entro aprile dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri il nuovo Piano Semplificazioni. Si tratta di un pacchetto di “azioni rapide”, come ha spiegato il ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, pensate per diminuire il peso di oneri burocratici e regolamentari. Interventi inseriti una precisa agenda di governo e accompagnati da target, risultati attesi, modalità e tempi di realizzazione.

Uno dei grandi temi sui cui verterà il futuro pacchetto anti burocrazia è quello energetico. Nel dettaglio, oggi si parla già di due proposte fondamentali per il comparto, ossia la liberalizzazione dei punti di ricarica delle auto elettriche e l’istituzione di una Commissione VIA speciale per le energie rinnovabili.

Quest’ultima notizia rappresenta un’importante svolta per il comparto delle green energy nazionale, come spiega oggi ANEV, l’associazione che rappresenta i produttori eolici italiani. Ma soprattutto potrebbe offrire un’opportunità per superare lo stallo in cui si trova attualmente la nuova Commissione VIA-VAS.

 

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Era il 28 agosto 2019, quando, dopo ben otto mesi di valutazioni, il Ministro Sergio Costa annunciava la selezione dei componenti della nuova Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale: 40 commissari scelti tra le oltre 1200 candidature arrivate. Ad oggi però non c’è stato alcun reale insediamento. In altre parole, le valutazioni ambientali dei progetti ad esse sottoposti e i relativi investimenti sono fermi da allora a causa dell’inoperatività del nuovo organo.

In questo senso, l’ipotesi di introdurre una Commissione VIA speciale per le energie rinnovabili, spiega l’ANEV, potrebbe rappresentare un passo avanti per superare il blocco.

Ma l’associazione raccomanda al Ministero guidato da Dadone di affrontare anche la questione del ruolo delle Soprintendenze nelle autorizzazioni degli impianti eolici. “Su quaranta progetti eolici presentati, quaranta hanno avuto parere negativo del Mibact”, afferma Simone Togni, presidente ANEV. “Ciò vuol dire che 2,750 miliardi di euro di iniziative pronte per essere cantierate  non vanno avanti per ragioni legate a una tutela del paesaggio miope che nega ogni possibilità invece di dire come e dove gli impianti andrebbero realizzati. Questo avviene nonostante i nostri progetti rispettino i più elevati standard, come definito dalle associazioni ambientaliste. In questo modo il Green new deal che tanto viene sbandierato dal Governo è bloccato dalle Soprintendenze e questo è un problema che la politica deve risolvere”.

 

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