Comunità solari locali e comunità energetiche rinnovabili

Entrare in queste Comunità o promuoverne lo sviluppo nel proprio territorio: due obiettivi a portata di ogni cittadino, non solo in ambito domestico… Anche le comunità scolastiche possono dare il loro contributo.

Comunità energetiche
Credits:Daniela Martinelli

di Linda Maggiori

CER E CSL: CHE COSA SONO

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono comunità territoriali dove produttori di energia (prosumer) e consumatori (consumer) si scambiano l’energia e fanno autoconsumo collettivo. Dal 30 novembre 2021 la legge ha riconosciuto le CER con fondi di incentivazione nazionale. Rinnovabili.it dedica un’apposita sezione alle notizie relative a questa realtà emergente nel campo della produzione e distribuzione dell’energia. 

Già ci sono 24 progetti dal Nord al Sud Italia, dalla periferia est di Napoli, nel quartiere popolare San Giovanni, dove 20 famiglie consumano energia rinnovabile prodotta da un impianto fotovoltaico installato sul tetto della sede della Fondazione Famiglia di Maria, alle comunità energetiche dei piccoli villaggi montani, che utilizzano energia solare, eolico e micro idroelettrico, sfruttando il sovradimensionamento della rete acquedottistica. 

Prima della legge nazionale che ha istituito le comunità energetiche CER, sono nate le Comunità Solari Locali (CSL), a partire da un progetto dell’Università di Bologna nel 2010. Sono per ora estese a quattro comuni (Casalecchio di Reno, Medicina, Zola Predosa, e Sasso Marconi) e interessano 60 famiglie, ma potrebbero allargarsi ad altri comuni. “Un passo necessario per attivare una comunità solare – spiega il prof. Leonardo Setti dell’Università di Bologna, esperto di rinnovabili e fondatore delle Comunità Solari- è quello di trovare un’azienda disposta ad aprire una piattaforma di comunità solare nell’ambito della sua attività di responsabilità sociale d’impresa. In pratica l’impresa contribuisce ad un fondo da cui si attinge per premiare gli utenti (prosumer e consumer), tramite uno sconto annuale in bolletta”.

I partecipanti si iscrivono all’associazione “Centro per le Comunità Solari” (spin off dell’Università di Bologna) e chiedono di essere inseriti secondo il profilo che desiderano: semplice consumatore, prosumer (per mettere in condivisione il suo impianto fotovoltaico), o come automobilista elettrico (per caricare l’auto nelle stazioni di ricarica realizzate dall’associazione e localizzate vicino casa degli associati). La piattaforma è suddivisa per territori e i soggetti iscritti possono scambiarsi energia se hanno lo stesso Codice di Avviamento Postale. Nella piattaforma tecnologica di comunità solari chiunque può partecipare senza vincoli né temporali né di dispositivi. Chi costituisce una CER (comunità energetica) può comunque essere anche in una CSL (comunità solare) e viceversa. Sono quindi due modelli che si appoggiano su piattaforme diverse per coprire tutte le esigenze delle persone e delle imprese.

PERCHÉ SONO IMPORTANTI

CER e CSL non sono soltanto un modo per rendersi indipendenti dal gas e dai combustibili fossili, obiettivo certo fondamentale e oggi sempre più urgente a causa dei costi crescenti delle bollette di luce e gas. Il potenziale innovativo più rilevante nelle comunità energetiche è “democratizzare l’energia”, come dice il professor Leonardo Setti : “dobbiamo abbandonare il modello dell’energia accentrata in poche mani, che vede pochi potenti produttori e tantissimi consumatori dipendenti. L’energia solare permette di decentralizzare e democratizzare questo modello. Non essendoci più dominatori di mercato, si democratizza anche l’energia, oltre a ridurre drasticamente le emissioni.” Si tratta di un processo di “democratizzazione” che però non riguarda solo i bilanci e le abitudini familiari ma può avere un diretto impatto sul sistema sociale e istituzionale nel suo complesso, proprio perché porrebbe fine a una serie di dipendenze materiali che sono generatrici di conflitti e strumenti di potere e ineguaglianza. Naturalmente anche le tecnologie su cui si basano le CER e le CSL hanno un loro impatto ambientale, da non trascurare, e implicano l’utilizzo di materiali non sempre disponibili ovunque nel mondo. Inoltre, compiere la scelta di affrancarsi del tutto dal modello accentrato della produzione di energia non toglie il fatto che serve rimettere in questione anche il nostro standard di consumo energetico: il fatto stesso, però, di diventare produttori autonomi ci permetterebbe di rendercene conto più concretamente! 

ALCUNE TESTIMONIANZE CONCRETE

Daniel Piccinelli è membro del consiglio direttivo della Comunità Solare Locale di Casalecchio di Reno, dal 2017: “In famiglia siamo in cinque, due adulti e tre bambini. Sono ingegnere edile e credo fortemente nell’importanza dell’utilizzo delle energie rinnovabili, e nella loro diffusione in quanto con il ridursi delle risorse petrolifere…non abbiamo altra scelta, dobbiamo cominciare a fare scelte consapevoli che tutelino l’ambiente in cui viviamo, per noi e per i nostri figli. Viviamo in una casa indipendente a Casalecchio di Reno (BO), che già durante la prima ristrutturazione del 2013 abbiamo scelto di isolare termicamente con un cappotto e abbiamo installato un impianto di riscaldamento a pavimento a bassa temperatura per una migliore efficienza e consumi più ridotti. Lo scorso anno, ho approfittato del superbonus 110% per passare ad una casa senza gas fossile, con cambio della caldaia in pompa di calore e ho installato 6,5 kW di impianto fotovoltaico con una batteria di accumulo compresa una colonnina di ricarica dell’auto elettrica che già possedevo. Sono felice quindi di poter abbattere i nostri consumi di energia elettrica famigliare grazie al sole, fonte rinnovabile e gratuita. Sono convinto che questi interventi andrebbero programmati a livello condominiale, dove vi sono molte utenze e dove attualmente vi sono grandi sprechi di energia, speriamo che gli interventi statali a supporto di queste operazioni siano a più lungo raggio nel tempo, e consentano una vera transizione energetica.”

Anche Emanuela Sandri partecipa alla stessa Comunità solare a Casalecchio di Reno. Abita in un condominio e non ha pannelli fotovoltaici sul tetto comune; si è associata a Comunità solare nel 2013, adottando fin da subito una quota dell’impianto fotovoltaico realizzato sul tetto di un edificio pubblico: “Con questa adozione ho favorito un circolo virtuoso, poiché se tutti i cittadini acquistassero quote di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici, ci sarebbe la possibilità di generare nuovi impianti. Inoltre si risparmia tangibilmente, circa 50-100 euro l’anno direttamente in bolletta per effetto del meccanismo di autoconsumo collettivo. Mi sarebbe piaciuto mettere sul tetto del condominio un impianto di solare termico, ma i condomini non sono d’accordo. Purtroppo c’è ancora tanta ignoranza sull’argomento”.

In realtà i condomini non potrebbero mettere un veto sul progetto di impianti fotovoltaici o solare termico, nella propria porzione di tetto. Secondo la Legge n. 220 dell’11 dicembre 2012, infatti, “se il progetto non arreca problemi estetici o funzionali, se non modifica la destinazione d’uso di parti comuni e non consuma tutto o buona parte del tetto disponibile, allora il condomino che vuole installare un impianto (per il proprio appartamento) ha possibilità di farlo. Occorrerà dare comunicazione all’amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi”.

COSA POSSIAMO FARE NOI?

Beh, partirei dalla mia esperienza concreta. Con la mia famiglia ad esempio (2 adulti e 4 bambini), siamo riusciti a installare un impianto fotovoltaico da 4,5 kW sul tetto condominiale, occupando solo la nostra porzione di tetto, semplicemente comunicandolo all’assemblea del condominio. Abbiamo inoltre elettrificato tutti i consumi finali (cucina, riscaldamento, luce) e stipulato un contratto con ènostra, cooperativa energetica che produce e fornisce ai soci energia sostenibile, etica, 100% rinnovabile, attraverso un modello di partecipazione e condivisione. Già ora otteniamo uno sconto sulle bollette dal GSE per la parte di energia che non consumiamo, ma ci stiamo organizzando per creare una comunità energetica o solare e scambiare energia con i nostri vicini.

Ma questo tipo di esperienza non va pensato solo in termini di scelte individuali o di nuclei familiari. Anche una comunità scolastica può prendere l’iniziativa. Gli edifici scolastici pubblici sono di norma proprietà degli enti pubblici, ma le comunità che li abitano e li vivono – insegnanti, personale ATA, studenti, genitori… – hanno la possibilità di fare proposte e ideare progetti che li inseriscano in Comunità Energetiche Rinnovabili già esistenti o che spingano gli enti locali a crearne. Si possono anche facilmente pensare veri e propri percorsi di Service Learning finalizzati a questo. 

Qualcuno, in giro per l’Italia, sta già cominciando a muoversi in questa direzione: in Abruzzo sta per partire (marzo 2022) un progetto di cittadinanza attiva che prevede il coinvolgimento di diplomati e laureati nello sviluppo di una CER, proprio in collaborazione tra ènostra e Legambiente. Gli edifici scolastici possono diventare prosumer o consumer di energia 100% rinnovabile. In Sardegna, a Villanovaforru, sempre grazie all’affiancamento e al supporto tecnico del team di ènostra, una quarantina di soci stanno per condividere l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico da circa 53 kW che sarà realizzato sulla palestra della scuola.

Il Comune di Magliano Alpi (Cuneo), in qualità di coordinatore e prosumer di una CER locale, ha messo a disposizione un impianto fotovoltaico da 20 kWp realizzato dopo il 1 marzo 2020. Installato sul tetto del Palazzo comunale, può condividere l’energia prodotta e non autoconsumata con la CER, attualmente formata dalle utenze della biblioteca, della palestra e delle scuole, oltre ai quattro residenti che per primi hanno aderito al nucleo di partenza. Allo stesso impianto saranno collegate anche le due colonnine di ricarica EV, utilizzabili gratuitamente dai residenti. 

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