Nuovi modelli per le banche centrali, valutazione dei rischi sui cambiamenti climatici

E’ l’obiettivo del progetto finanziato da International network for sustainable financial policy insights, research and exchange (Inspire) con la partecipazione del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), l’Istituto di economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Rff-Cmcc European Institute on Economics (Milano), università Bocconi, e Politecnico di Milano

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Foto di TheDigitalWay da Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Nuovi modelli di analisi per le Banche centrali, per valutare i rischi finanziari legati ai cambiamenti climatici. Questo l’obiettivo del progetto finanziato da International network for sustainable financial policy insights, research and exchange (Inspire) con la partecipazione del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), l’Istituto di economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Rff-Cmcc European Institute on Economics (Milano), università Bocconi, e Politecnico di Milano.

“La sinergia di politica fiscale, monetaria e macro-prudenziale – dice il coordinatore del progetto, Francesco Lamperti, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – possono garantire una transizione rapida e ordinata verso un’economia a zero emissioni entro il 2050”.

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Questo anche alla luce dell’incremento di attenzione negli ultimi anni, da parte delle Banche centrali, “per i rischi connessi ai cambiamenti climatici”. Tanto che a dicembre del 2017 è stato creato il ‘Network for Greening the Financial System’ (Ngfs), un’istituzione che comprende le maggiori banche centrali – come quelle di Francia, Spagna, Italia, Giappone, Germania –  e i più importanti istituti di regolamentazione finanziaria e che co-adiuva Inspire nel finanziamento dei progetti di ricerca più promettenti per coinvolgere il sistema finanziario nella lotta ai cambiamenti climatici. Un’indicazione – viene ricordato – che è arrivata anche dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde a fine gennaio di quest’anno: la Bce ha infatti sollecitato proprio “le Banche centrali a contribuire” alla battaglia contro i cambiamenti climatici, “a saperne comprendere i rischi e a sfruttarne le opportunità”.

Ora, questo progetto – di cui fa parte una squadra di ricercatori italiani – punta a offrire un contributo studiando il modo in cui “Banche centrali e governi possano co-gestire le conseguenze” del clima e della transizione verde “per il mondo della finanza e per le dinamiche macroeconomiche”.

Esistono due principali classi di rischi che il cambiamento climatico pone sul sistema finanziario – spiega Lamperti – una è legata agli impatti fisici: si pensi alle perdite di valore degli immobili a causa di inondazioni o uragani, un’altra riguarda le instabilità che la transizione stessa può creare, soprattutto in settori altamente finanziarizzati come quelli ancora dipendenti in maniera massiccia dal carbone. Il problema principale – prosegue il ricercatore – è che mancano modelli in grado di offrire valutazioni integrate di entrambe le classi di rischi e, soprattutto, che permettano di testare quali meccanismi di politica fiscale e monetaria siano necessari per gestirli”.

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Ed è per rispondere a questa domanda che l’intenzione è quella di sviluppare “un nuovo modello macroeconomico, capace di analizzare sia i rischi fisici che quelli di transizione, finora analizzati in maniera disgiunta dalla letteratura, per il sistema finanziario globale”. Allora, verrà sviluppato “un nuovo approccio alla modellizzazione del rischio climatico per le dinamiche macroeconomiche; e, in particolare, capire come la politica fiscale, la politica monetaria e quella macro-prudenziale possano interagire in maniera sinergica per garantire una transizione rapida e ordinata verso un’economia a zero emissioni entro il 2050”.

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