Altro che finanza verde, la City di Londra inquina più della Germania

La finanza è “il piccolo, sporco segreto della Gran Bretagna”. Così il direttore di Greenpeace UK introduce il rapporto sull’impatto climatico delle istituzioni finanziarie britanniche preparato insieme a WWF UK

Finanza verde: la City di Londra è il 9° inquinatore mondiale
Foto di Albrecht Fietz da Pixabay

La “finanza verde” UK ha prodotto nel 2019 più di 800 mln di t di CO2

(Rinnovabili.it) – La City di Londra è il 9° inquinatore mondiale. Ma il settore finanziario UK non ha alcun obbligo di tagliare le sue emissioni. Sta in questo paradosso la denuncia dei rami britannici di Greenpeace e WWF: le ambizioni climatiche della Gran Bretagna puntano molto in alto, ma il cuore pulsante dell’economia nazionale racconta una storia molto diversa, anche se ama presentarsi come punta di diamante della finanza verde.

Le due ong ecologiste hanno tracciato le emissioni prodotte nel 2019 da 15 banche inglesi e 10 asset manager tramite i finanziamenti di progetti all’estero e i loro investimenti. In totale, nell’ultimo anno di “normalità” per la City prima che la pandemia svuotasse (temporaneamente) il centro di Londra, questi istituti ed enti hanno finanziato 805 milioni di tonnellate di CO2.

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Se il cuore finanziario della Gran Bretagna fosse uno Stato indipendente, sarebbe nella top ten dei massimi inquinatori mondiali e si guadagnerebbe di diritto il nono posto. Il volume di emissioni è pari a quello della Germania e corrisponde a 1,8 volte quello ufficiale degli UK.

“I risultati dimostrano che la finanza britannica dovrebbe essere considerata un “settore ad alto tenore di carbonio”, non dissimile dall’estrazione di petrolio e gas, dall’estrazione del carbone, dall’aviazione e dai trasporti”, si legge nel rapporto.

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Da qui la proposta di regolare il settore finanziario con delle leggi ad hoc, in modo che sia realmente allineato all’accordo di Parigi. Insomma, concludono le due ong, per quanto le istituzioni parlino di finanza verde e abbiano pubblicato dei piani – il più delle volte vaghi – per raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2050, gli impegni volontari non sono sufficienti.

I dati contenuti nel rapporto “dimostrano chiaramente la portata dell’impatto delle istituzioni finanziarie nel guidare il cambiamento climatico”, ma sono una fotografia soltanto parziale. Questa “è solo la punta dell’iceberg, poiché l’analisi ha utilizzato un campione indicativo delle istituzioni finanziarie del Regno Unito ed esclude alcune attività di finanziamento come l’underwriting”. Per dirla con le parole del direttore esecutivo di Greenpeace UK, John Sauven, la finanza è il “piccolo, sporco segreto” della Gran Bretagna.

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