Finanziamenti FERS, l’ok europeo: per il 30% dedicati al clima

C’è l’intesa formale tra Parlamento e Consiglio dell’Unione europea sulle nuove regole per Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione. Porte chiuse a nucleare e fossili, ma il gas esce dalla porta per rientrare dalla finestra

Finanziamenti FERS
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(Rinnovabili.it) – Primo sì, provvisorio, ai nuovi finanziamenti FERS. Ieri Parlamento e Consiglio UE hanno trovato la quadra sulla futura politica regionale e di coesione, con un accordo sui due principali fondi strutturali. Si chiude così il testo del regolamento aggiornato che disciplinerà a partire dal prossimo anno il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo di coesione (FC). I due strumenti finanziari nascono con il preciso obiettivo di consolidare la coesione economica e sociale dell’Unione europea correggendo gli squilibri fra le regioni. Il primo rivolgendosi a tutta l’Unione ma focalizzandosi sulle specificità territoriali; il secondo focalizzandosi sugli Stati membri il cui reddito nazionale lordo (RNL) pro capite è inferiore al 90% della media UE.

Cosa cambia con il nuovo regolamento? Il provvedimento semplifica le norme che si applicheranno dal 2021 al 2027  ai due fondi. E definisce la portata del loro sostegno per i prossimi sette anni, ossia oltre 240 miliardi di euro.

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Ma soprattutto aumenta la quota dei finanziamenti FERS destinati all’azione climatica. Nel dettaglio, i co-legslatori hanno concordato che una parte significativa delle risorse regionali dovrà contribuire alla transizione digitale e verde finanziando progetti in diversi settori. Dalla digitalizzazione dei servizi, all’efficienza energetica, dalle rinnovabili all’economia circolare. Il regolamento fissa precisi obiettivi (percentuale minima di risorse) da destinare ad entrambi i campi, tra cui un 30% per “un’Europa più verde”.

I finanziamenti FERS

Paesi / regioni:% Minima di risorse per “un’Europa più intelligente”% Minima di risorse per “un’Europa più verde”
Paesi del gruppo 1 / regioni più sviluppate (rapporto RNL uguale o superiore al 100% della media UE)30%
Paesi del gruppo 2 / regioni in transizione (rapporto RNL tra il 75% e il 100% della media UE)40%30%
Paesi del gruppo 3 / regioni meno sviluppate (rapporto RNL inferiore al 75% della media UE)25%30%

Il Fondo di coesione continuerà a concentrarsi sugli investimenti nelle infrastrutture ambientali e di trasporto e insieme, scrive il Consiglio UE, “contribuiranno a ridurre le emissioni di gas a effetto serra”.

L’accordo tra i legislatori europei ha lasciato fuori dai finanziamenti il nucleare, i prodotti del  tabacco, le infrastrutture aeroportuali (ad eccezione delle regioni ultraperiferiche) e gli investimenti in combustibili fossili. Tuttavia ha concordato un’eccezione limitata per il finanziamento di progetti legati al gas naturale “a fini della mitigazione del clima”. Ciò significa che gli Stati membri possono investire nel gas naturale in sostituzione dei sistemi di riscaldamento a carbone, e nelle infrastrutture di distribuzione e trasporto. Per queste iniziative il regolamento prevede un massimo compreso tra lo 0,2% e l’1,55% delle risorse nazionali del FESR e dell’FC, secondo criteri legati ai livelli di RNL e alla dipendenza dai combustibili fossili.

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Dopo un anno di lavoro in circostanze straordinarie, abbiamo raggiunto un ottimo accordo con il Consiglio sul regolamento FESR / FC”, spiega il relatore parlamentare Andrea Cozzolino (S&D, IT). “Dal turismo all’edilizia popolare, si tratta di una normativa ambiziosa che offre enormi opportunità e che consente agli Stati membri di affrontare importanti sfide internazionali, come la pandemia, la crisi migratoria o il cambiamento climatico. Mai prima d’ora la politica di coesione dell’UE aveva gli strumenti per combattere tutte le disuguaglianze e non lasciare indietro nessuno”.

Tra le misure chiave anche una maggiore attenzione alla ricerca e all’innovazione e un aumentato sostegno alle città: almeno l’8% delle risorse FESR a livello nazionale dirà esser destinato allo sviluppo urbano sostenibile e alla creazione dell’Iniziativa urbana europea. Le posizioni dei legislatori dovranno essere ora confermate in votazioni separate.

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