Il lato oscuro dei fondi climatici

Lo rivela un’analisi di Influence Map su 723 fondi climatici che gestiscono oltre 330 miliardi di dollari di asset

Fondi climatici: più di 2/3 non sono allineati all’accordo di Parigi
Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay

I fondi climatici tendono ad aderire passivamente agli indici di mercato. Così non sono “verdi”

(Rinnovabili.it) – Più di due terzi dei fondi climatici non sono allineati con l’accordo di Parigi sul clima. Nel loro portfolio sono presenti aziende con policy e obiettivi non all’altezza dei target climatici globali. Lo rivela un’analisi di Influence Map su 723 fondi, di cui 130 a tema clima e i restanti catalogati come ESG (environmental, social and corporate), che gestiscono oltre 330 miliardi di dollari di asset. E non di rado il modo in cui si presentano non è solo fuorviante, è palesemente falso.

Basta guardare i dati dei fondi climatici che appartengono alla prima categoria. Di questi, quelli che non rispettano Parigi sono più della metà, il 55%. Ma l’aspetto più preoccupante e che molti di essi continuano a includere titoli che sono legati alla catena del valore delle energie fossili, per un ammontare di 153 milioni di dollari. Tra le aziende dell’oil&gas che sono più rappresentate troviamo TotalEnergies, Kinder Morgan, Enbridge, Neste, Halliburton, Chevron, and ExxonMobil. Le cose non vanno meglio nella categoria dei fondi climatici “ESG”. qui il rapporto identifica 421 fondi su 593, ovvero il 71%, come non allineati con l’accordo del 2015.

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Gran parte dei fondi azionari a tema climatico analizzati in questo rapporto mostra livelli di disallineamento climatico simili a quelli che si possono rinvenire negli indici di mercato. I fondi disallineati, ipotizzano gli autori, sembrano fornire un beneficio climatico limitato dal punto di vista del portafoglio rispetto al resto del mercato.

Come spiegare questi risultati? Secondo il dossier, il fenomeno è in gran parte dovuto alla prevalenza di strategie passive da parte dei fondi climatici, che cercano di aderire il più possibile agli indici di mercato, salvo applicare alcuni blandi criteri di esclusione oppure di ponderazione dei titoli. Strategie che si traducono in portafogli che differiscono solo marginalmente dal benchmark di riferimento, o sono addirittura identici con l’esclusione di alcune società di combustibili fossili.

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