Per la ripresa verde UE servono nuove regole fiscali

Il think tank progressista stima che siano necessari almeno 10mila miliardi di investimenti in 12 anni per non mancare gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Il settore privato da solo non può farcela, ma la politica fiscale europea – oggi in revisione – impedisce un ruolo corposo del pubblico

ripresa verde
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La proposta del FEPS per potenziare la ripresa verde

(Rinnovabili.it) – Per rispettare gli obiettivi che l’Europa ha assunto con l’accordo di Parigi servono almeno 10mila miliardi di euro nei prossimi 12 anni. Una montagna di denaro difficile da mobilitare. Difficile ma non impossibile. Il settore pubblico ha le capacità per farlo e realizzare una vera ripresa verde, ma a una condizione: cambiare le regole fiscali dell’UE.

Lo sostiene uno studio del FEPS, la Fondazione per gli studi europei progressisti che è vicina alla grande famiglia della sinistra europea. Un documento che boccia l’approccio seguito finora dalla Commissione europea sulla ripresa verde. L’esecutivo UE stima un fabbisogno di investimenti decisamente troppo basso e fa troppo affidamento su meccanismi per stimolare gli investimenti privati.

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“Fino a che punto gli sforzi di investimento pubblico su larga scala potrebbero essere uno strumento valido per fornire le infrastrutture necessarie a rompere la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili e dalle emissioni di carbonio?”, si chiede lo studio del FEPS. “Gli scarsi risultati del settore privato nel fornire la scala di finanziamento richiesta per queste infrastrutture e il poco tempo rimasto rendono necessario valutare strategie che non si basino principalmente sui segnali di prezzo che cambiano lentamente o sull’iniziativa del settore privato”.

Con quali argomenti a supporto di questa tesi? Il think tank progressista inizia con il notare che i fattori di moltiplicazione degli investimenti pubblici per i Ventisette vanno da 5,12 a 5,25. Per ogni euro investito, dopo 10 anni il ritorno è di 5 euro. Ma sono investimenti sostenibili? La risposta è sì, se il rapporto debito-Pil scenderà dopo l’iniezione aggiuntiva di capitale pubblico, come prevede il FEPS. La manovra però deve essere ottimizzata dando priorità a investimenti su scala europea, evitando che si disperdano in mille rivoli di iniziative nazionali scollegate l’una dall’altra.

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Per ora questo piano per la ripresa verde è infattibile: le regole fiscali UE che mettono un tetto a deficit e livello di debito lo mettono fuori dai giochi. Uno dei nodi principali è che la politica fiscale europea non fa distinzione tra investimenti e altri tipi di spesa pubblica. Un punto che è in discussione proprio in questi mesi, nel processo in corso di revisione delle regole fiscali comunitarie.

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