Se sono i gestori patrimoniali a chiedere lo stop per PFAS e altri inquinanti persistenti

Produrre PFAS e altri inquinanti persistenti non è solo dannoso, ma anche antieconomico. Per questo Storebrand e Aviva hanno riunito una serie di grandi gestori patrimoniali per fare pressione sulle aziende chimiche. Le richieste sono trasparenza nella produzione e graduale eliminazione.

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(Rinnovabili.it) – Da Storebrand e Aviva arriva una richiesta ferma: stop alla produzione di PFAS e altri inquinanti persistenti. La cattiva gestione di queste risorse, infatti, può avere importanti ricadute sulla redditività delle aziende e gli investitori non ci stanno: le normative si fanno più stringenti, il rischio di sanzioni pecuniarie più elevato, i costi per la produzione sicura più alti. Per queste ragioni Storebrand e Aviva hanno riunito una serie di grandi gestori patrimoniali affinché facciano pressione sulle società chimiche, invocando lo stop alla produzione. 

Gli investitori chiedono lo stop a PFAS e altri inquinanti persistenti: troppi rischi

L’obiettivo è portare innanzitutto maggiore trasparenza nella produzione di quelle sostanze, ma di traghettare l’industria chimica verso una loro graduale eliminazione soprattutto alla luce dei conclamati effetti sulla salute umana e sulla biodiversità. Elementi che, per altro, a causa di una maggiore diffusione di consapevolezza, hanno portato a una serie di costose azioni legali contro le aziende produttrici, quindi a ulteriori perdite economiche. 

Storebrand ed Aviva Investitots hanno riunito i maggiori investitori e sottoscritto una lettera inviata ai CEO delle 54 aziende chimiche più grandi del mondo.

La lettera riporta i dati prodotti dalle analisi dell’organizzazione ambientalista Chemsec, che ha esaminato le 54 aziende chimiche più grandi del mondo creando una ChemScore, una classifica cioè di sostenibilità delle aziende basate sulla gestione delle sostanze chimiche inquinanti persistenti come gli PFAS. 

A detta dei promotori, la lettera è uno strumento che sta accrescendo la propria efficacia con sempre più aziende chimiche che aderiscono al percorso delineato: “per noi investitori – commentano gli autori –  è importante che le aziende chimiche affrontino il problema, anche dal punto di vista del rischio”. Tra i firmatari ci sono 47 grandi gestori patrimoniali distribuiti in tutto il mondo, come una serie di fondi pensione svedesi, e molte banche. Solo lo scorso anno erano in tutto 23, con un asset di gestione patrimoniale di 4.000 miliardi di dollari: nel 2022 è raddoppiato. 

La lettera sembra del resto essere uno strumento efficace: 36 delle 54 aziende firmatarie hanno contestualmente migliorato il proprio punteggio nel ChemScore

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