La tassonomia verde UE “si piega alle lobby e ignora la scienza”

L’ultima bozza del regolamento sulla finanza sostenibile è “in chiara contraddizione con la scienza climatica” e rischia di diventare “uno strumento per il greenwashing”

Tassonomia verde UE: anche gli esperti contro Bruxelles e le lobby
Foto di CapeCom da Pixabay

Allarme di 9 esperti del comitato di consulenza della Commissione sulla nuova tassonomia verde UE

(Rinnovabili.it) – L’ultima bozza della tassonomia verde UE è “in chiara contraddizione con la scienza climatica”. La Commissione è così fuori strada che il documento che regola la finanza sostenibile rischia di trasformarsi in “uno strumento per il greenwashing”. La denuncia arriva da 9 membri del comitato di esperti che consigliano l’esecutivo europeo sulla tassonomia.

Bruxelles è alle prese con un braccio di ferro sulla tassonomia verde UE con molti paesi dell’Est Europa e la Francia. In teoria, il documento che la Commissione sta preparando dovrebbe servire a evitare pratiche di greenwashing. Le nuove regole fissano dei limiti chiari e dei nuovi standard di performance affinché un investimento in ambito energetico possa essere considerato sostenibile. Ma nella disputa con gli Stati membri, la Commissione sta concedendo molto.

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Il nodo principale riguarda il gas. Tutti i paesi dell’Europa orientale vogliono che resti come energia di transizione. La Commissione nella prima bozza di regolamento aveva invece scelto la via dura: criteri molto stringenti, soprattutto la soglia di 100 g di CO2e/kWh. Abbastanza bassa da squalificare tutte le centrali esistenti oggi sul continente. Un problema avvertito soprattutto in Est Europa, dove per dire addio al carbone gli Stati puntano sulle centrali a gas che però emettono tra i 300 e i 350g di CO2e/kWh. In una seconda bozza, Bruxelles aveva allentato i criteri, introducendo un nuovo requisito: gli impianti dovranno essere a cogenerazione o trigenerazione.

A 9 dei 67 membri del gruppo di esperti che consigliano l’UE quest’ultima proposta non piace. In una lettera alla Commissione datata 31 marzo, non scrivono solo che non è basata sulla scienza, ma anche che scredita apertamente il Green Deal e crea un rischio reputazionale per loro e le loro organizzazioni. “Siamo preoccupati che il tempo e gli sforzi che investiamo – pro-bono – nello sviluppo di criteri basati sulla scienza possano essere annullati facendo pressioni dietro le quinte”, si legge nella missiva ripresa da Euobserver. “Se la politica e il lobbismo dovessero prevalere sulla scienza, è nostra responsabilità informarvi che saremmo costretti a riconsiderare il nostro contributo”, aggiungono.

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