Hubruzzo, aziende portatrici di valori

Aziende e responsabilità sociale di impresa. Hubruzzo, fondazione per l’industria responsabile, nasce per creare valore in una comunità più ampia dei soli portatori di interesse, con particolare attenzione ai giovani

di Isabella Ceccarini

La Fondazione Hubruzzo, composta da 11 membri, è fatta da imprenditori e leader di grandi aziende di un piccolo territorio. L’Abruzzo è definito la regione verde d’Europa, ma il 25% del suo Pil è generato da grandi industrie. Fondazione Symbola ha invitato il presidente Sergio Galbiati a raccontare quale impresa e quale valore Hubruzzo riesca a generare sul territorio nel corso del Seminario Estivo che si è svolto a Treia. Galbiati a partecipato al panel “Chi siamo e cosa possiamo fare per l’Italia”. Come spiega Sergio Galbiati, Hubruzzo, con lo sguardo rivolto ai giovani, può fare molto, specie nel momento in cui fare impresa è particolarmente difficile.

Hubruzzo è una fondazione per l’industria responsabile. Di aziende si parla sempre e solo in termini economici. Eppure possono portare al territorio anche altri valori.

Da molti anni oramai esiste la consapevolezza che le imprese sono una variabile sociale oltre che economica. Da tempo infatti si parla di responsabilità sociale dell’impresa.

È sempre un equilibrio tra la missione primaria dell’impresa, che è la creazione di valore per i propri portatori di interesse, e la presa di coscienza che l’impatto è su una comunità molto più ampia, che è come dire che esistono molti portatori di interesse non palesi, di cui un’industria responsabile deve tenere conto.

Hubruzzo ha avuto la fortuna di far incontrare imprenditori e leader aziendali che di questo sono ben coscienti e che si impegnano a rendere esplicita tale responsabilità.

BluHub è un’esperienza innovativa che punta molto sull’aggregazione con l’obiettivo concreto di fare qualcosa per il Paese e per i suoi giovani. Alle indispensabili competenze tecniche unisce anche una forte componente umanistica.

BluHub è una impresa che ha come scopo fare da motore d’impresa, ossia dare vita a nuove realtà industriali, privilegiando il deep tech e l’innovazione concreta e visibile, con molta attenzione alla valorizzazione della proprietà intellettuale e alle competenze di chi la genera.

Molti dei suoi soci sono gli stessi della Fondazione Hubruzzo, ma non solo: è aperta ad azionariato esterno e lo incoraggia.

Vista la sua genesi, e pur essendo una iniziativa strettamente for profit, vi si respira il senso del fare impresa che anima la Fondazione.

Si presta quindi ad essere un contesto in cui ci si misura sul senso del fare impresa, di cui il profitto è eventualmente un indicatore del successo, un mezzo per realizzare il fine. L’uomo è al centro.

Creando il senso di comunità si riesce a convincere i giovani a rimanere in Italia? E in quali ambiti indirizzarli nella prospettiva dei prossimi anni, mentre tutto cambia in modo veloce e imprevedibile?

Ogni generazione diventa “nuova” quando scatta un meccanismo esterno che la contraddistingue come diversa da quella precedente. Tali cambiamenti epocali sono sempre più frequenti, per cui il numero di “nuove generazioni” sta aumentando.

Ognuna di esse sviluppa delle ambizioni specifiche, che le porta a comportamenti spesso inattesi da quelle precedenti. Resta il fatto che loro sono le energie del futuro, di domani e non dopodomani e che senza di loro tutto si desertificherà.

Hubruzzo e BluHub esistono avendo questo come fine ultimo. Gli ambiti in cui realizzare tutto ciò vanno negoziati con loro, se si vuole avere qualche speranza di mettere in campo davvero queste energie.

50 visioni comuni – Il neopopolamento dell’Italia tra tentativi e buone pratiche è l’ultimo rapporto di Officina Italia e Hubruzzo. Una volta si parlava di ripopolamento, oggi di neopopolamento. Qual è la differenza? Dalle parole nasce una riflessione diversa sul rapporto tra l’uomo e il territorio?

Perché le comunità che oggi si stanno spopolando, in passato nacquero e prosperarono proprio in quei luoghi?

A mio avviso quei motivi sono invarianti, fanno parte della natura umana: il successo sociale, la realizzazione professionale, la disponibilità di servizi calamitano la gente nei grandi centri, superando la forza di attrazione naturale che creò in passato i nostri tanti borghi.

Il rapporto tra uomo e territorio è guidato dalle stesse dinamiche delle relazioni intergenerazionali di cui parlavo. Alla fine la gente andrà dove sarà più felice o meno disperata.

Non sono convinto che le megalopoli saranno il luogo più naturale in cui ciò avverrà.

Le popolazioni dell’Appennino centrale vivono da sempre le difficoltà del rapporto uomo-natura. Terremoti, pandemia e crisi climatica hanno accresciuto le difficoltà. Quali opportunità di ripresa si intravedono seguendo le linee di sviluppo sostenibile tracciate da Next Generation EU?

Una possibile e già strutturata risposta a questa domanda sta nella ricerca titolo Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane svolta congiuntamente da Fondazione Symbola e Hubruzzo.

Si prospettano 11 ambiti tematici, in cui si esplicitano per ciascuno i problemi, le soluzioni proposte e degli esempi già attivi di realizzazione.

Il valore di questo lavoro sta nel fatto che tutti i 44 esempi attivi (4 per ognuno degli ambiti tematici) stanno efficacemente muovendosi in proprio, ma non sapendo di essere potenzialmente un componente attivo di un meccanismo più complesso, articolato e potente, come viene descritto dalla ricerca.

Come è sempre più evidente, la consapevolezza per coloro che già attivamente operano su questi temi, dell’importanza di creare massa critica per incidere, anche a scapito di una più diluita identità, farà la differenza sulle prospettive di successo, vista la dimensione delle sfide.

Articolo precedenteSostenibilità e sicurezza alimentare al Seminario di Symbola
Articolo successivoRiaccendere le centrali a carbone in UE? Avrà un impatto “trascurabile”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui