Irex Annual Report 2014: l’Italia cresce, ma solo all’estero

Oggi a Roma Alessandro Marangoni, CEO di Althesys, ha presentato i dati del monitoraggio dell’indice Irex nel 2013, le aziende italiane conquistano nuovi mercati

Irex Annual Report 2014: l’Italia cresce, ma solo all’estero

 

 

E’ il primo anno che la crescita esterna supera la crescita interna” così Alessandro Marangoni, CEO di Althesys, sintetizza l’esito dell’Irex annual report 2014, lo studio che analizza lo stato e le prospettive del settore delle energie rinnovabili in Italia.

 

Il convegno che ha avuto luogo oggi a Roma, nella sede della Sala delle Colonne di Palazzo Marino, a due passi da Fontana di Trevi, si è concentrato su due punti importanti per il settore delle rinnovabili italiane: l’apertura dell’Italia a nuovi mercati internazionali e l’adeguamento del sistema elettrico italiano per favorire l’integrazione delle nuove tecnologie.

Dall’andamento dell’indice Irex è emerso un aumento delle acquisizioni del 27% rispetto al 2012, con ben 4 IPO, offerte pubbliche aziendali, tra il 2013 e l’inizio del 2014, un calo delle operazioni interne del 25% in termini di potenza e del 23% in termini di valore, la crescita esterna è aumentata del 16% mentre quella interna è calata del 41%, il 66% della potenza complessiva mappata è stata istallata fuori dai confini italiani.

Questo fenomeno si è verificato per due motivi fondamentali: il consolidamento dopo la crescita vertiginosa delle rinnovabili dal 2010 al 2012 e l’apertura di nuovi mercati interessanti.

 

Alcuni stati emergenti, catalogati come beginners, stanno iniziando oggi a prendere in considerazione le rinnovabili come strategie di sviluppo, tra questi il Cile, dove l’eolico costa meno delle fonti tradizionali, il Marocco, l’Arabia Saudita, il Messico, che ha promosso gli investimenti privati e la Russia.

La Cina è il leader mondiale del 2013 per gli investimenti nel settore delle rinnovabili, avendo istallato più di 16,1 gigawatt di energia eolica e 12 gigawatt di fotovoltaico, non si era mai verificato che uno stato istallasse più di 8 gigawatt in un anno, ma le caratteristiche fisiche del paese sono favorevoli e gli incentivi attraenti.

Il Brasile è uno dei paesi con la più alta presenza di rinnovabili (l’85%) nel mix energetico, ma il potenziale da sfruttare è moltissimo, grazie alle ottime condizioni di irraggiamento e ventosità del paese.

I tre quarti degli impianti realizzati dalle industrie italiane sono stati all’estero, 1900 magawatt su 2400, prima la Nuova Europa, poi Centro e Sud America, Europa, Nord America, Asia, Africa e Medioriente.

 

Irex Annual Report 2014: l’Italia cresce, ma solo all’estero

 

Per il mercato italiano le strategie dovranno tendere all’efficientamento delle imprese e al repowering degli impianti esistenti, prima di costruire valorizzare il patrimonio esistente, buona norma anche in edilizia, adeguando impianti eolici e idroelettrici, investendo molto sulla ricerca tecnologica.

 

“Bisogna lavorare sulla domanda: tentare di elettrificare il paese.” Cosi Pietro Colucci, Presidente e Amministratore delegato di Kinexia, conclude scherzosamente la prima tavola rotonda.

 

Sul fatto che l’Italia abbia bisogno di puntare molto di più sulla domanda di energia elettrica per l’industria e la mobilità, su quello che una stabilità nel campo legislativo aiuterebbe molto le aziende ad ottenere i  finanziamenti  dalle banche e su quello che il superamento del sistema di incentivi porterà a delle logiche competitive nel mercato delle rinnovabili si è tornati molte volte nell’arco della mattinata nella Sala delle Colonne di Palazzo Marino.

 

Roberto Vigotti, rappresentante dell’Italia nell’International Energy Agency, ricorda a tutti a quale scopo devono tendere gli sforzi economici e strategici di aumento della quota di energie rinnovabili nelle economie mondiali, descritti dall’andamento dell’Irex: al rallentamento del riscaldamento globale, che in questo momento è attorno ai 6 gradi per la fine del secolo e bisogna fare in modo che non superi i 2°, per evitare catastrofi dal punto di vista climatico; l’unica via accettabile è quella di un cambio di cultura e di paradigma per trasformare il sistema elettrico ed energetico entro il 2050, e come ci ricorda Vigotti: “Il 2050 è domani”.

 

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