Stati generali della Green economy, l’Italia sarà la locomotiva d’Europa

Luci e ombre della transizione ecologica del Belpaese nel rapporto presentato alla 10° edizione degli Stati generali della Green economy: “serve un percorso con obiettivi precisi al 2030 e una legge sul clima”

Stati generali della Green economy
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Oggi a Ecomondo a Rimini gli Stati generali della Green economy

(Rinnovabili.it) – Le emissioni di gas serra in Italia sono tornate a crescere nel 2021. E non di poco: viaggiamo su un +6%, tutt’altra direzione rispetto a quella indicata dai nuovi obiettivi sul clima. Ma il Belpaese “ha le carte in regola per diventare una delle locomotive europee della green economy” grazie a decarbonizzazione ed economia circolare. A patto che si doti di un percorso con obiettivi precisi al 2030 e, soprattutto, di una legge sul clima. È quanto emerge dalla Relazione annuale del Consiglio nazionale della green economy, presentata questa mattina, come di consueto, agli Stati generali della green economy alla fiera Ecomondo a Rimini.

La ricetta degli Stati generali della Green economy per la transizione dell’Italia

La 10° edizione degli Stati generali della Green economy guarda alle sfide dei prossimi 10 anni, l’orizzonte imposto dalla nuova legge Clima dell’Unione Europea che ha messo nero su bianco i nuovi obiettivi per la transizione ecologica del continente. E che il nuovo Pniec, il Piano nazionale integrato energia e clima 2030, deve recepire al più presto.

Dagli Stati generali arriva una proposta di tabella di marcia con alcuni passaggi chiave. Su tutti, una legge per la protezione del clima per aumentare il passo nelle misure per la neutralità climatica. Poi,  raddoppiare le rinnovabili dal 20 al 40%, e tagliare il consumo di combustibili fossili del 40% al 2030. Dal palco di Ecomondo, gli Stati generali della Green economy toccano poi un capitolo spesso tralasciato ma assolutamente centrale per una transizione non solo virtuosa ma giusta, e che sappia tutelare i punti di forza dei territori: introdurre misure di adattamento e coinvolgere attivamente le città nel raggiungimento dei target climatici.

E ancora, fra le priorità trovano posto il potenziamento dell’economia circolare e del riciclo: a questi dossier, propongono gli Stati generali, dovrebbero essere vincolate almeno il 50% delle risorse del PNRR “per sostenere progettazione e innovazione di processi produttivi e di prodotti in direzione circolare, semplificare le procedure End of waste e promuovere l’impiego di materiali riciclati”.

L’elenco prosegue con più investimenti per il tpl e una legge quadro per la mobilità condivisa per decarbonizzare i trasporti. Più attenzione alla transizione ecologica in agricoltura. Una legge per la tutela del suolo. Valorizzare il capitale naturale. E spingere sulla digitalizzazione per recuperare il terreno perso.

“L’Italia – ha dichiarato Edo Ronchi che, per il Consiglio nazionale della green economy, svolge la relazione introduttiva agli Stati generali – non deve perdere questa occasione: deve puntare, con più decisione, a far parte delle locomotive europee della green economy”.

Tutti i numeri della Green economy nazionale

La fotografia dell’Italia sullo stato della Green economy scattata a Ecomondo ha molte ombre e poche luci. A partire dal clima, con le emissioni che salgono del 6% mentre dovrebbero scendere del 2,6% l’anno per i prossimi 10 anni. Aumentano i disastri climatici: nel 2011 gli eventi estremi erano meno di 400, l’anno scorso sono stati quasi 1.300, più di 3,5 al giorno. L’Italia continua poi a pagare i ritardi causati dai colli di bottiglia nelle autorizzazioni per le rinnovabili. L’anno scorso le rinnovabili elettriche sono cresciute solo di 1 TWh (+1%) e sono stati installati solo 800 MW di nuovi impianti.  Per raggiungere il target europeo, ricordano gli Stati generali della Green economy, “si dovrebbero installare almeno a 6.000 MW annui per i prossimi 10 anni”.

Se a livello nazionale ci sono delle incertezze, chi ha ingranato la quarta sono le città. “La sfida della neutralità climatica è un impegno decisivo per il futuro delle città, ma anche una occasione di riqualificazione ecologica”, si ricorda a Ecomondo. E alla COP26, questo il consiglio, bisogna potenziare questo fronte. Come? Sostenendo il rinnovamento del Patto dei Sindaci aggiornato ai target al 2030 e al 2050.

Sull’economia circolare l’Italia si conferma campione europeo, al primo posto per produttività delle risorse (3,7 euro/kg) e al secondo dopo la Germania per riciclo dei rifiuti prodotti (il 51%). Seconda piazza, stavolta dopo la Francia, per il tasso di utilizzo circolare dei materiali. Numeri buoni quelli della mobilità sostenibile: le alimentazioni alternative – Gpl/metano, ibrido, elettrico (full electric e plug-in) nel 2020 rappresentano quasi il 30% del nuovo immatricolato, mentre gli EV sono triplicati in 12 mesi a 60mila unità. Ma siamo ancora lontani dal target 2030 di 6 milioni di veicoli.

Italia ancora prima in Europa per l’agricoltura biologica (2 mln di ettari, +78% sul 2010), ma ancora 10 punti percentuali sotto il target UE al 2030 del 25% della superficie agricola utile. E le emissioni dell’agricoltura in 10 anni non sono diminuite. Preoccupa invece il consumo idrico, con prelievi molto alti (siamo 2° in Europa), così come il consumo di suolo che arriva nel 2020 a più di 15 ettari al giorno ma anche lo scarso rispetto delle Direttive Habitat e Uccelli.

(lm)

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