La scuola tedesca che produce più energia di quella consumata, esempio di architettura sostenibile

Due anni di monitoraggio hanno mostrato l’incredibile risparmio energetico di questa scuola costruita con un’architettura sostenibile ad alte prestazioni, che è riuscita a produrre più del necessario nonostante i malfunzionamenti tipici della quotidianità.

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Louise Otto-Peters di Hockenheim credits:  Efficiency House Plus

Grazie al fotovoltaico in copertura l’edificio ha prodotto il secondo anno un surplus di energia pari a 40.653 kWh/a

(Rinnovabili.it) – Produrre più energia rinnovabile in loco di quella necessaria per il funzionamento dell’edificio: è questo l’obiettivo da raggiungere quando si costruisce un’architettura sostenibile secondo lo standard Efficiency House Plus. Ovviamente è in questa direzione che dovrebbero muoversi le ristrutturazioni e le nuove costruzioni per mettere in pratica le strategie contenute nell’ultima Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD).

Per dimostrare sul campo le potenzialità di una progettazione attenta ai dettagli ed alla sostenibilità, il programma Efficiency House Plus, ha monitorato e promosso una serie di casi studio. Nella sezione Educational Buildings spicca senza dubbio la scuola Louise Otto-Peters di Hockenheim in Germania.

L’architettura sostenibile attenta alle persone

Vista dall’Italia, una delle nazioni messe peggio in quanto a qualità dell’edilizia scolastica, la scuola Louise Otto-Peters potrebbe insegnare molto. L’edificio è composto da due ali accessibili dal foyer centrale e progettato tenendo a mente una flessibilità degli spazi indispensabile oggi.

Dal 2020 ad oggi, il monitoraggio ha mostrato che l’architettura sostenibile della scuola ha permesso di produrre un surplus energetico finale di 28.252 kWh, come media dei due anni.

Durante il monitoraggio non sono mancati problemi da affrontare. A partire dalla pandemia che ha chiuso per un periodo la scuola, riducendone ovviamente i consumi. Fino al malfunzionamento di alcuni impianti, come le pompe di calore o il fotovoltaico, che hanno invece costretto a ricorrere ad un aiuto aggiuntivo dalla rete di teleriscaldamento cittadina. Nonostante i diversi intoppi, in linea con quanto potrebbe succedere in una qualsiasi scuola europea, l’edificio ha sempre mantenuto i suoi consumi decisamente inferiori alla produzione energetica finale ottenuta grazie alle rinnovabili in loco.

Il merito dell’efficienza

Plus di energia nel biennio

Prima di tutto la scuola è stata costruita prestando grande attenzione all’involucro esterno ed all’isolamento. I serramenti sono stati installati con tripli vetri e particolare cura nel gestire i ponti termici. Il tetto è in cemento armato pieno ad alto isolamento, mentre solai e pareti perimetrali assicurano la massima riduzione delle perdite di calore, considerando anche il clima esterno.

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L’edificio è riscaldato da una pompa di calore ad acqua e alimentato dal fotovoltaico in copertura, mentre il calore all’intero è distribuito per il 10% tramite radiatori e per il 90% dal sistema di ventilazione con recupero del calore superiore all’80%. Prima di accedere alle aule, l’aria fresca esterna è pretrattata e preriscaldata, efficientando ulteriormente il sistema. Il monitoraggio ed il controllo della temperatura avviene stanza per stanza grazie a sensori. La pompa di calore si combina con un sistema di stoccaggio del ghiaccio, che aiuta l’efficienza fornendo il raffreddamento passivo durante i mesi estivi. Il fotovoltaico si estende per 1.058mq e 654 moduli con una potenza di 206,4 kW. La media della produzione del biennio ha evidenziato un surplus di energia di 28.454 kWh all’anno per un consumo complessivo dell’edificio pari a 34,1 kWh/mq anno del primo anno, ovvero quello delle pandemia, e di 46 kWh/mq anno nel secondo anno. L’efficienza della struttura, la qualità dell’involucro e l’uso attento delle componenti impiantistiche hanno perciò assicurato sempre all’architettura sostenibile della scuola, il funzionamento con il massimo comfort ed il minor consumo.

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