Case resilienti per 2 mld di persone nelle slums: al via la campagna Roof Over Our Heads

In occasione della COP27 e nell’ambito del progetto Race to Resilience, è stata lanciata la campagna ROOH per incrementare la costruzione di case resilienti, a basse emissioni e convenienti per le popolazioni più povere e vulnerabili

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Secondo l’IEP entro il 2050 saranno 1,2 mld le persone costrette a fuggire a causa del climate change

(Rinnovabili.it) – Ne abbiamo avuto testimonianza nei molteplici report presentati a corredo della COP27 e dal tanto discusso capitolo dei Loss & Damage: spesso i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici non sono i diretti responsabili del climate change. Secondo l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ogni anno sono circa 21,5 milioni le persone costrette a sfollare a causa di eventi meteorologici come inondazioni e ondate di calore. Vivere in case resilienti, sicure e ad alta efficienza diventa perciò un diritto, soprattutto di coloro che si trovano in condizioni più svantaggiate. Il progetto Roof Over Our Heads (ROOH) promosso nell’ambito della campagna Race to Resilience e lanciato ieri alla COP27, punta a migliorare entro il 2050 la vita di 2 miliardi di persone che vivono in insediamenti informali o slum, in situazioni vulnerabili al clima.

ROOH riconosce di fatto un fallimento collettivo nell’affrontare la carenza di case resilienti e sicure per i più svantaggiati.

Il problema è che mentre gli insediamenti formali migliorano i propri standard costruttivi aumentando sicurezza e qualità, le abitazioni che avrebbero bisogno di maggiore attenzione nella riduzione delle emissioni e nell’efficientamento restano escluse dai progetti globali.

Spesso sono i meno responsabili del cambiamento climatico e delle sue conseguenze – le comunità più svantaggiate – a dover affrontare le minacce più gravi. Le conseguenze cumulative e di genere del cambiamento climatico mettono particolarmente a rischio le donne e le ragazze. Pertanto, sono lieto di lanciare ROOH oggi. Ogni donna che vive in un insediamento informale dovrebbe avere accesso a una casa decente che la mantenga al caldo, all’asciutto e al sicuro”. Ha dichiarato la prima donna presidente dell’Irlanda ed ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Mary Robinson.

L’obiettivo della campagna ROOH: case resilienti per 1 mld di persone entro il 2030

Tenendo questo problema a mente, la campagna proverà ad implementare un sistema di soluzioni “dal basso”, ovvero partendo dai quartieri più poveri e vulnerabili. “L’idea è dimostrare che volumi maggiori di risorse possono essere spostati con facilità verso piccoli progetti”, sottolinea il comunicato di lancio del progetto.

Questo approccio di base sfida il concetto di norme e standard per dimostrare l’aggiornamento incrementale come una solida opzione per ricostruire completamente le case per i più poveri. Parte integrante del progetto sarà il coinvolgimento delle comunità femminili nell’apprendimento peer-to-peer per condividere nozioni e risultati tra città, nazioni e continenti.

Come parte della campagna Race to Resilience, stiamo cercando di sviluppare un processo guidato a livello locale, basato sulla comunità, incentrato sulle donne e in cui una rete di donne lavorano con l’industria delle costruzioni, ingegneri e architetti ed esplorano i modi in cui possono trasformare le case in case in grado di sopravvivere a condizioni meteorologiche estreme”. Ha commentato in occasione del lancio la direttrice fondatrice della Society for Promotion of Area Resource Centers (SPARC), Sheela Patel.

Un primo step si raggiungerà nel 2030, data entro la quale si prevede di migliorare la costruzione di case resilienti e di accesso ai finanziamenti per almeno 1 miliardo di persone.

Roof Over Our Heads è un eccellente esempio di come collaborazioni radicali possano affrontare una questione molto importante. È inaccettabile che ancora nel 21° secolo, dove abbiamo così tanta ricchezza materiale, abbiamo ancora molte famiglie che vivono senza tetti praticamente funzionanti. Questa campagna porta le comunità in prima linea, in particolare le donne che stanno sopportando il peso maggiore di queste condizioni di povertà, in prima linea insieme ai settori pubblico e privato per co-creare un’iniziativa che migliori la vita e i mezzi di sussistenza di 2 miliardi di persone entro il 2050″, ha commentato Nigel Topping, UN Climate Change High-Level Champions forCOP26.

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