Incentivi edilizia, Cresme: 51 mld spesi per la riqualificazione

Secondo il Rapporto Cresme sull’impatto degli incentivi in edilizia, il saldo per lo Stato sarà positivo e pari a 36 milioni di euro

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Gli incentivi in edilizia costano alle famiglie 239 mld di euro

(Rinnovabili.it) – Nel 2021 la spesa per gli interventi legati agli incentivi in edilizia per la riqualificazione del patrimonio è arrivata a 51,242 miliardi di euro.

Dal 1998, anno in cui sono stati introdotti i bonus edilizi, ad oggi, le domande complessive di defiscalizzazione hanno superato i 23 milioni. Ma un regime di questo tipo è sostenibile per lo Stato a lungo termine?

Alla domanda ha provato a rispondere Cresme nel rapporto “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione” presentato alla Camera dei Deputati come anticipazione del documento completo che verrà presentato nel corso del mese di gennaio 2022.

Il ruolo degli incentivi in edilizia nel complesso della spesa per gli investimenti negli edifici esistenti è arrivata ad una quota di investimento di notevole portata. Nella riqualificazione degli edifici abitativi si è infatti passati da una percentuale di lavori incentivati nel 2019 del 53,1%, al 56,4% del 2020, fino al 2021 che stima un valore del 68,2%.

Valori decisamente rilevanti che potrebbero però trasformarsi in una criticità non da poco qualora si decidesse per l’interruzione o un drastico ridimensionamento delle agevolazioni.

L’impennata del 2021

Fra il 2020 e il 2021 il comparto della riqualificazione del patrimonio edilizio, soprattutto il residenziale, ha assistito ad una veloce impennata nel numero degli interventi.

I fattori scatenanti sono molteplici:

Il lockdown e i difetti delle abitazioni – Il primo fra tutti la crisi della pandemia che, con il lockdown, ha portato le famiglie a vivere le proprie abitazioni più intensamente. Più tempo trascorso a casa significa più tempo speso ad osservare difetti tecnologici, estetici e distributivi delle residenze. Secondo l’ISTAT, nel 3° trimestre 2020 su base annua, il 28% in più delle famiglie ha espresso l’intenzione di attuare interventi di manutenzione straordinaria, con una percentuale che è salita al 38% nel 4° trimestre 2020.

Meno consumi più risparmi – Parallelamente i consumi delle famiglie si sono ridotti rispetto ai redditi, consentendo una crescita nei risparmi.

Decreto rilancio – Il Decreto rilancio Dl 34/2020 introduce la detrazione del 110% per alcune tipologie di intervento, aprendo inoltre la strada a cessione del credito e sconto in fattura.

Bonus facciate – Una spinta non indifferente è arrivata dal bonus facciate, introdotto a metà del 2020 ma “maturato” nel 2021 che, non avendo limiti di spesa, ha favorito molti interventi volti al decoro urbano delle facciate visibili da suolo pubblico.

I costi lievitati

Parlando di Superbonus, secondo il rapporto, le spese per i lavori accreditati hanno assistito ad un progressivo e costante aumento, non solo dei costi complessivi, ma anche per singolo intervento.

Per avere un’idea basti pensare che, secondo le trasmissioni ad Enea, il costo medio ad intervento per i condomini è passato da 464.000 euro di fine marzo 2021, a 626.000 euro a fine ottobre.

Nelle unità residenziali unifamiliari il costo dei lavori è passato da 84.000 euro di marzo fino a raggiungere i 108.000 euro presentate ad ottobre 2021. Nei condomini non si può escludere che l’aumento di spesa sia influenzato dalla crescente complessità dei lavori, fattore che è quasi impossibile che abbia influito anche sulle unità indipendenti.

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Ad aggiungersi al quadro complessivo non può essere dimenticato il problema del caro materiali, che ha fatto salire il costo di alcuni materiali di percentuali inflattive decisamente importanti.

I tempi di ritorno

Rapportando i costi al risparmio energetico (teorico) guadagnato osserviamo un importo medio elevato per Kwh risparmiato annualmente: 5,3 euro/Kwh per gli interventi sull’involucro edilizio e 2,1 euro/Kwh per gli impianti termici trainanti”, si legge nel rapporto di Cresme.

Se volessimo calcolare così i tempi di ritorno (payback) della spesa pubblica (il 110% del valore degli investimenti) avremmo delle durate che sarebbero insostenibili da parte di qualunque investitore privato: 68 anni per recuperare la spesa degli interventi trainanti sull’involucro e 56 anni per gli interventi (non impianti) trainati sulle singole unità immobiliari. In altri termini: quando il risparmio energetico accumulato negli anni ci permette di recuperare il denaro speso, il nostro involucro edilizio avrà, probabilmente, esaurito la sua vita tecnica utile. Come per gli infissi, le coperture, gli impianti interni alle abitazioni.

L’impatto degli incentivi sulle casse dello Stato

Secondo il Rapporto di Cresme nell’arco di tempo compreso tra il 1998 ed il 2021, gli incentivi in edilizia sarebbero stati utilizzati per 23 milioni di interventi. L’investimento complessivo arriva a 401 mld di euro, dove il costo per lo Stato, “dovuto ai minori introiti conseguenti agli incentivi”, ammonterebbe a 200,5 miliardi di euro. Il gettito fiscale recuperato sarebbe pari a 151,7 miliardi di euro. Di conseguenza nell’arco di tempo che va dal 1998 al 2031, anno che tiene conto dei 10 anni successivi per il periodo di detrazione, il saldo complessivo dello Stato sarebbe negativo per 48,8 miliardi di euro.

Se a questa prima stima aggiungiamo alcune voci come le diminuzione del gettito da imposte sulle bollette energetiche, le entrate complessive dovute agli investimenti ed ai consumi dei nuovi occupati (grazie all’aumento della richiesta di lavoro) e gli introiti catastali. Il saldo negativo per lo Stato si riduce a 21,4 miliardi di euro.

Queste voci non tengono conto però degli attori che hanno un ruolo nelle agevolazioni fiscali: gli investitori e le imprese.

Gli investitori, ovvero le famiglie con un risultato negativo di 239 miliardi di euro dovuto al saldo tra l’investimento effettuato (negativo) e le detrazioni fiscali e il risparmio in bolletta (positivo).

Le imprese vantano invece un saldo positivo di ben 297 mld di euro.

Di conseguenza il saldo per il sistema economico del Paese risulterebbe positivo per 36 miliardi di euro.

Come anticipato il rapporto completo di CRESME sull’impatto di incentivi in materia di rigenerazione edilizia ed urbana, richiesto dalla VIII Commissione al Servizio Studi, sarà presentato nel mese di gennaio.

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