Direttiva UE prestazione edifici: l’ultima revisione propone un approccio di quartiere

Nella revisione della Direttiva Ue sulla prestazione degli edifici, EPBD, si parla di diminuire le disuguaglianze sociale, aumentare i finanziamenti mirati per le famiglie più vulnerabili, eliminare le fossili verso le rinnovabili negli edifici, e puntare su un approccio di quartiere e non più isolato

Direttiva UE prestazione edifici:
via Pixabay

A dicembre 2021 la CE ha proposto un aggiornamento della EPBD, la Direttiva UE sulle Prestazioni degli edifici

(Rinnovabili.it) – Importanti novità in vista per la revisione in atto della EPBD, Energy Performance of Buildings Directive, la Direttiva UE sulla prestazione degli edifici e l’efficientamento del patrimonio immobiliare.

In un recente intervento riportato da Euractiv, l’eurodeputato al Parlamento Europeo Ciaràn Cuffe, incaricato di sovrintendere la revisione della Direttiva EPBD, ha presentato alcune modifiche sostanziali alla norma. L’obiettivo condiviso è in primis quello accelerare la decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo, responsabile da solo del 40% dei consumi energetici UE e del 36% delle emissioni di gas serra. Il progetto di legge vuole eliminare progressivamente gli edifici meno performanti, aumentando contemporaneamente le garanzie sociali ed economiche per le famiglie a rischio povertà energetica. Purtroppo oltre il 75% degli edifici europei non soddisfano le performance richieste, ma solo lo 0,4-1,2% viene riqualificato annualmente. Numeri troppo bassi per raggiungere i traguardi fissati dal pacchetto Fit for 55 e del Green Deal.

Se verrà adottata dal Parlamento la revisione della EPBD stabilirà standard minimi di prestazioni sia per le nuovi che per gli edifici esistenti. Estenderà l’uso delle rinnovabili, accelerando il phase-out delle fossili negli edifici. E stabilirà un quadro di finanziamenti per aiutare le famiglie a basso reddito o a rischio povertà energetica, ad intervenire con ristrutturazioni importanti sui propri edifici.

Obiettivi comuni di performance che non devono discriminare socialmente

Come si apprende dalle pagine di Euractiv, il MEP Cuffe mette in primo piano l’uguaglianza sociale per il rinnovamento. Per poterlo fare l’unica soluzione è aumentare l’assistenza finanziaria per i gruppi più vulnerabili, stabilendo criteri comuni per i prestiti e le sovvenzioni destinate a promuovere la diffusione delle energie rinnovabili negli edifici. Tra le iniziative più concrete da intraprendere, sottolineate da Cuffe, c’è l’implementazione dell’installazione di pompe di calore, in linea con la proposta della Commissione di impiegarne almeno 10 milioni entro i prossimi 5 anni.

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Come architetto e urbanista, so che possiamo apportare enormi miglioramenti alle prestazioni energetiche dei nostri edifici per creare case più calde e più sicure, meglio anche per il nostro pianeta”, ha commentato Cuffe nel comunicato stampa allegato alla proposta di revisione della Direttiva UE sulla prestazione degli edifici. “So anche che possiamo e dobbiamo fornire una migliore protezione per le famiglie vulnerabili contro gli eventi meteorologici estremi ed i prezzi dell’energia volatili. E’ imperativo svezzare l’Europa dai combustibili fossili con la massima urgenza. Questa legge può aiutarci a raggiungere tutto ciò”.

Un approccio di quartiere e non individuale

Altrettanto interessante è la visione di Ciaràn Cuffe che immagina di ampliare l’approccio di riqualificazione, passando dall’intervento sul singolo edificio, ad un approccio di quartiere. Grazie alle comunità energetiche, all’utilizzo del teleriscaldamento, all’impiego comune di energie rinnovabili, ma anche all’inclusione sociale, alla gestione condivisa dell’acqua, si possono garantire ristrutturazioni “olistiche” a livello distrettuale e non più solo puntuale.

In questo modo si potrà accelerare davvero il rinnovamento del parco immobiliare europeo e garantire che la Direttiva UE sulla prestazione degli edifici definisca un nuovo standard edilizio a emissioni zero.

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