Con l’economia circolare l’edilizia di Londra risparmierebbe 11mln di ton di CO2

Come trasformare Londra nella Capitale mondiale dell’economia circolare in edilizia? La soluzione proposta da Mace fa guadagnare 1,25 miliardi di sterline in un decennio

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Foto di Pierre Blaché da Pixabay

Secondo il report Closing the Circle, applicando l’economia circolare all’edilizia di Roma i rifiuti si ridurrebbero di 0,8 mln di tonnellate in un decennio

(Rinnovabili.it) – Se Londra si trasformasse nella Capitale mondiale dell’Economia circolare in edilizia, l’intero Regno Unito potrebbe ridurre le sue emissioni di CO2 del 3,5% in un solo decennio. Stiamo parlando di 11 miliardi di tonnellate di CO2 in meno nell’atmosfera, con conseguenti benefici all’ambiente, ma anche a livello economico.

Un recente report del World GBC ha sottolineato che, nonostante coprano solo il 2% della superficie terrestre, le città sono state responsabili del 70% delle emissioni di gas serra nel solo 2023, consumando più della metà delle risorse.

E’ da questo esorbitante numero che ha preso il via l’analisi “Closing the Circle” condotta dalla società Mace, sulle potenzialità inespresse nel campo dell’economia circolare in edilizia, della città di Londra.

Perchè proprio Londra?

Oggi l’attività di demolizione e costruzione della sola Greater London genera 1,54 tonnellate di rifiuti edili, dei quali solo il 10% entra in un percorso di riciclo. Applicando i principi dell’economia circolare all’edilizia della capitale inglese, si arriverebbe devierebbero dalla discarica circa 13,8 milioni di tonnellate di rifiuti nel corso di un decennio.

Le motivazioni che hanno spinto la società Mace a scegliere Londra quale punto di partenza sono semplici ed intuitive: la metropoli offre un mercato delle costruzioni tra i più attivi ed innovativi al mondo, indirizzato verso un futuro a emissioni zero.

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Quali passi compiere per applicare l’economia circolare all’edilizia londinese

Secondo il report la trasformazione in Capitale mondiale dell’economia circolare richiederebbe pochi e semplici passi. Primo fra tutti la creazione di una banca dati dei materiali della circolarità fisici e virtuali, un vero e proprio mercato dei materiali da costruzione riciclabili. In questo modo sia le grandi imprese che i piccoli costruttori potrebbero individuare con facilità le materie prime di cui hanno bisogno all’interno di progetti in dismissione nella stessa città, senza dover produrre nuovi materiali o spendere cifre esorbitanti per il trasporto.

Per garantire l’efficacia di tale banca dati servirà poi il “passaporto dei materiali”, un sistema indispensabile per tracciare la materia prima all’interno della catena di approvvigionamento e creazione. Questa soluzione si affianca ad un sistema di incentivazione che detassa i materiali “più virtuosi” in termini di economia circolare edilizia.

Il report di Mace non si è limitato alla sola città di Londra. Nella sua analisi globale ha preso ad esempio diverse metropoli globali, provando a calcolare quali benefici si otterrebbero passando dal classico business as usual allo scenario circolare ipotizzato dalla ricerca.

credits: report Closing the Circle – Mace

Non stupisce dunque che, una città come Roma, potrebbe risparmiare 0,8 milioni di tonnellate di rifiuti con un ritorno economico calcolato di circa 85 milioni di euro (74,3 mln di sterline). Una metropoli come New York arriverebbe a ridurre il peso dei rifiuti di oltre 30 mln di tonnellate in 10 anni, risparmiando circa 2,700 miliardi di steriline (circa 3,1 mld di euro).

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