Betavoltaico ad acqua: inventata la batteria che dura vent’anni

Energia elettrica generata tramite sostanze radioattive: secondo gli scienziati americani il betavoltaico può rivoluzionare il mercato delle batterie

Betavoltaico ad acqua inventata la batteria che dura vent’anni-300(Rinnovabili.it) – Dalle radiazioni all’energia elettrica: da questa conversione si genera il betavoltaico. Ed è su questa scia che si sono mossi i ricercatori di Jefferson City (Missouri). Tutto è nato da una considerazione: come fare a rendere più efficienti e durature le batterie che oggi, dai telefoni cellulari alle automobili, giocano un ruolo tanto importante nella vita di tutti i giorni? Scienziati e compagnie tecnologiche cercano continuamente soluzioni per aumentare l’efficienza e la vita degli accumulatori, ma l’ultima innovazione è uscita dal cilindro del gruppo di ricerca dell’Università del Missouri, capace di inventare una batteria betavoltaica utilizzando l’acqua. Secondo lo studio, pubblicato su Nature, le applicazioni sono molteplici, e andrebbero dal settore automobilistico a quello aerospaziale.

 

«Il betavoltaico, tecnologia che genera energia dalle radiazioni, viene studiato dagli anni ’50 – ha spiegato Jae Kwon, professore associato di ingegneria elettrica e nucleare – Non si tratta di tecnologie pericolose, se ne è già fatto uso commerciale in passato, a partire dai rilevatori di incendio nelle stanze da letto».

Anche i pacemaker sfruttano il betavoltaico, che non dovrebbe presentare controindicazioni a meno che non vengano ingerite le sostanze utilizzate nella reazione. La batteria ad acqua utilizza un isotopo radioattivo, lo stronzio-90, che stimola l’energia elettrochimica in una soluzione acquosa. Un elettrodo di diossido di titanio, rivestito di platino, incamera e converte poi l’energia in elettroni.

 

«L’acqua agisce da respingente, e le oscillazioni superficiali che si producono risultano molto utili per l’aumento dell’efficienza – sostiene Kwon – La soluzione ionica viene portata a bassissime temperature attraverso un processo non facile, e può essere sfruttata in numerose applicazioni. Ad esempio può dar vita a batterie per le auto e, se adeguatamente confezionata, forse anche per le navi spaziali».

Fino ad oggi il betavoltaico non è riuscito a ritagliarsi altro che una misera fetta di mercato. Il problema sono gli alti costi, la scarsa potenza erogabile e la non facile reperibilità di materiale radioattivo che emetta esclusivamente radiazioni beta: non alfa, ma soprattutto non gamma (pericolose per la salute).

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