Essiccatore solare, la sicurezza alimentare sposa la sostenibilità

Nasce per risolvere il problema dello spreco e della conservazione dei prodotti agricoli, lo speciale essiccatore dell’indiana SEED. Un sistema basato sull’uso di energia solare fotovoltaica e termica, in grado facilitare la trasformazione dei prodotti alimentari nelle aree rurali e offgrid

Essiccatore solare
Credits: SEED

di Carlo Hausmann – Agro Camera, Valentina Terribile

L’energia solare è la principale fonte di energia rinnovabile presente sul nostro pianeta e proprio in virtù della sua importanza sono molteplici i campi di applicazione. Negli ultimi anni in Italia lo sviluppo tecnologico degli impianti solari termici e fotovoltaici ha raggiunto livelli importanti unitamente al fatto che l’attenzione verso l’ambiente è divenuta sempre più importante. Possiamo vedere nelle città e in generale nei centri abitati sempre più tetti con pannelli fotovoltaici o termici – ma ancora ben lontani dall’obiettivo fissato dal Pniec di raggiungere 32 GWp di nuovi impianti entro il 2030. 

Quello di cui si vuole parlare qui è un’applicazione specifica dell’energia solare, finalizzata a creare una sinergia con l’agricoltura, sinergia che diventa fondamentale anche nella lotta contro i cambiamenti climatici: l’essiccatore solare. 

È un oggetto che rientra nella logica delle energie rinnovabili, utilizzando esclusivamente energia solare, e nel campo delle tecnologie realizzabili sul posto. Quindi, agricoltura e produzione di energia solare come approccio a beneficio del raccolto, dello sfruttamento delle risorse e di una maggiore efficienza energetica.

L’uso dell’energia può aprire nuove strade e rivoluzionare in un certo senso l’industria alimentare su piccola scala.

A titolo di esempio si presenta un caso studio in India, paese in cui l’agricoltura gioca un ruolo fondamentale nell’economia e nella società, considerando che da essa dipende il sostentamento diretto e indiretto di più dei due terzi della popolazione. Negli ultimi anni, soprattutto nelle zone rurali del Paese, l’utilizzo di pannelli solari a scopi alimentari è diventato sempre più frequente e centrale. Il tutto si deve alla  “Società per l’Energia, l’Ambiente e lo Sviluppo” (SEED) che ha progettato e sviluppato l’essiccatore ad energia solare , contribuendo enormemente al progresso nel campo della trasformazione dei prodotti alimentari nel Paese – a favore di un sistema basato sull’uso di energia solare fotovoltaica e termica – e che ha permesso di risolvere, seppur su base locale, il  problema dei costi e dell’alto consumo energetico, causa per anni della lenta crescita proprio del settore della trasformazione dei prodotti alimentari.

L’India ha investito fortemente in questo passaggio ad una forma produttiva più sostenibile. La stessa SEED ha condotto attività di ricerca e analisi sull’essiccazione dei prodotti orticoli grazie alle donazioni del Dipartimento di Scienza e Tecnologia (DST) e del governo indiano e grazie a fondi propri, verificando come la qualità del prodotto finale dipendesse dalla riproducibilità del prodotto secondo le proprietà caratteristiche della ricetta originale. L’essiccatore solare è stato commercializzato in diverse zone rurali, per un totale di 150 essiccatori. Gli acquirenti maggiori sono stati ONG, imprenditori sponsorizzati dal governo ma anche istituzioni professionali che hanno avuto il compito di diffondere e promuovere la tecnologia.

Ma come funziona? Innanzitutto cominciamo col dire che la struttura è realizzata in materiale anticorrosivo in acciaio e alluminio, è scomponibile –  di varie dimensioni per soddisfare diverse esigenze di spazio –  e orientata verso sud proprio per raccogliere il massimo irraggiamento solare.  I raggi solari passano attraverso una finestra di vetro trasparente posizionata sulla parte superiore della struttura; l’aria entra dall’estremità inferiore della cassa e viene riscaldata dai raggi provenienti dalla parte superiore, che restano intrappolati nella struttura. La lunghezza d’onda dei raggi solari si tramuta in infrarossi causando un “effetto serra”. L’aria calda passa attraverso i vassoi e rimuove l’umidità degli alimenti. Umidità che verrà poi rilasciata nello spazio superiore ai vassoi e sottostante il vetro. Tre ventilatori solari fotovoltaici (SPV) disposti sulla parte superiore della struttura completano il processo permettendo la circolazione dell’aria. Riscaldatori elettrici di supporto potranno essere impiegati nel caso di giornate nuvolose. 

La temperatura “tipo” che si raggiunge in giornate soleggiate varia tra i 35 e i 70°; la differenza di temperatura tra ambiente e interno della struttura è di circa 15-30°. L’essiccatore ad energia solare può far evaporare 15 litri di acqua al giorno e può sostenere fino a 50 kg di cibi umidi a seconda del numero di essiccatori e delle dimensioni dell’impresa.

Perché utilizzarla? Perché offre numerosi vantaggi, a partire dall’essere una tecnologia ecologica ad alta efficienza, a costo zero e non inquinante, che richiede una manutenzione minima, fino ad arrivare alla capacità di offrire cibi puliti e incontaminati, rispettosi degli standard internazionali in materia di pulizia. Attraverso il sistema di controllo del tasso di umidità si ottengono prodotti buoni e di qualità. 

Anche l’aspetto della versatilità/varietà dei prodotti che si possono essiccare non è da sottovalutare: si ottengono ottimi prodotti orticoli ma anche marini. Può inoltre essere utilizzata da aziende di piccole dimensioni che operano nei villaggi e rappresentare una fonte di reddito aggiuntiva.  

Altro aspetto da dover mettere in luce è la funzione sociale di tale sistema. In India il centro SEED ha creato laboratori di analisi nelle aree rurali creando opportunità di lavoro per tecnici qualificati. Sono state molte le donne che hanno partecipato al progetto e che hanno beneficiato dei corsi specifici impartiti per imparare ad utilizzare questa tecnologia.

Risultato: da questi laboratori sono usciti prodotti di qualità in grado di competere con prodotti provenienti da Paesi come Tailandia, Filippine e Cina. Il prodotto che ha riscosso più successo è stato la barretta di mango essiccato (Aampapad). A partire da 10 kg di produzione al mese, SEED è arrivata in breve tempo a produrre mensilmente una tonnellata di barrette di mango. Ciò ha creato nuovi sbocchi commerciali nelle città di Hyderabad e ha reso chiaro come i prodotti essiccati con la nuova tecnologia descritta fossero in grado di competere sul mercato internazionale. Grazie all’esperienza acquisita, sono state prodotte molte altre barrette di frutta essiccata come Guava, Chikku, Sapota, frutta mista, Khattha-Meeta e Amla Supari e nuovi prodotti come i germogli di farina di Ragi, farina di soia, albicocche, che le piccole imprese hanno commercializzato di propria iniziativa in vari parti del paese. In conclusione, sono stati essiccati più di cinquanta varietà diverse di prodotti alimentari, seguendo le buone pratiche della trasformazione dei prodotti alimentari tramite energia solare. 

Questa tecnologia, basata interamente sull’energia solare, è inesauribile, rispetta l’ambiente e può generare occupazione e reddito per una grande quantità di donne e giovani nelle zone rurali tutti aspetti di primaria importanza e da cui partire per nuove politiche ambientali anche nei Paesi in Via di Sviluppo. 

Partecipa a Maker Faire Rome – The European Edition dall’11 al 13 dicembre 2020. 

Ogni informazione su www.makerfairerome.eu

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui