Un’arca di Noe lunare per salvare piante e animali

Realizzare sulla luna una banca criogenica alimentata dall’energia solare: è l’ambizioso progetto dell’Università dell’Arizona per fornire una polizza assicurativa globale in caso di crisi planetaria

salvare piante e animali
Foto di pen_ash da Pixabay

Un piano B “spaziale” per salvare piante e animali

(Rinnovabili.it) – E se salvassimo una copia in potenza di tutte le specie animali e vegetali del pianeta in una banca genetica ad appena 384mila km dalla Terra? Questa l’idea – non del tutto nuova, volendo essere onesti – presentata da un gruppo di scienziati dell’Università dell’Arizona. L’ambizioso progetto nasce con l’obiettivo di fornire un piano B per salvare piante e animali terrestri (uomo compreso) in caso di catastrofe globale. Come? Creando un’arca di Noè lunare dove immagazzinare semi, spore, spermatozoi e uova congelati. Campionando 6,7 milioni di specie.

Una moderna polizza assicurativa globale, per dirla con le stesse parole di Jekan Thanga, professore di ingegneria aerospaziale e meccanica presso l’Ateneo texano. Thanga e un gruppo di ricercatori universitari hanno illustrato il progetto alla IEEE Aerospace Conference lo scorso fine settimana, discutendo di target, concept e una prima breve analisi di fattibilità.

“La Terra è naturalmente un ambiente instabile“, ha affermato Thanga. “Come esseri umani, circa 75.000 anni fa abbiamo avuto un incontro ravvicinato con l’eruzione supervulcanica di Toba, che ha causato un periodo di raffreddamento di 1.000 anni e, secondo alcuni, è in linea con un calo stimato della diversità umana”.

Le preoccupazioni sono rivolte ovviamente anche a flora e fauna che, sotto la pressione antropica diretta e quella dei cambiamenti climatici, continuano a subire danni e decimazioni. In realtà, l’idea di creare banche del freddo dove salvare piante e animali è già stata esplorata sulla Terra. Basti pensare al Svalbard Global Seed Vault, la banca artica che ospita quasi un milione di semi di importanti colture alimentari, provenienti da tutto il mondo. La struttura è in grado di mantenere i suoi campioni congelati anche senza alimentazione, grazie al permafrost e alla roccia circostanti. L’obiettivo è, ovviamente, preservare le specie importanti in caso di disastro. Ma la realtà ha dimostrato che nulla è davvero a prova di apocalisse. La stessa Svalbard Global Seed Vault è stata messa a dura prova quando nel 2016 le temperature record hanno fuso il permafrost facendo entrare l’acqua nella struttura.

Una moderna arca lunare

Il team di Thanga ritiene che la conservazione dei campioni su un altro corpo celeste riduca il rischio di perdita di biodiversità in caso di calamità. L’idea è di sfruttare le caratteristiche del sottosuolo lunare. Nel 2013 gli scienziati – spiega l’areno texano – hanno scoperto una rete di circa 200 tubi di lava appena sotto la superficie del satellite. Queste strutture, formatesi miliardi di anni fa, hanno in molti casi dimensioni simili a tunnel metropolitani e potrebbero fornire riparo dalla radiazione solare, micrometeoriti e cambiamenti di temperatura superficiale.

Costruire un’arca lunare non è un’impresa da poco, ma, sulla base di alcuni “calcoli rapidi e buttati lì”, Thanga sostiene che non sia così assurdo come potrebbe sembrare. “Il trasporto di circa 50 campioni da ciascuna delle 6,7 milioni di specie richiederebbe circa 250 lanci di razzi. Ci sono voluti 40 lanci di razzi per costruire la Stazione Spaziale Internazionale”.

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Il modello del gruppo di ingegneri prevede di sfruttare le gallerie sotterrane per realizzare la struttura dove i campioni possono essere conservati in moduli criogenici, raffreddando i semi a circa -180 ° C e le cellule animali a -196 ° C. Il tutto sarebbe alimentato da pannelli solari in superficie.

Progetto affascinate per molti versi, ma che allo stato attuale è e rimane solo un’idea. Gli scienziati sostengono, tuttavia, di voler indagare ulteriormente le modalità di realizzazione dell’arca, compreso il modo in cui i campioni potrebbero essere influenzati da fattori come la ridotta gravità. “Quello che mi stupisce di progetti come questo – ha dichiarato Álvaro Díaz- Flores Caminero, ricercatore dell’UArizona che guida l’analisi termica per il progetto – è che mi fanno sentire come se ci stessimo avvicinando a diventare una civiltà spaziale e ad un futuro non molto lontano in cui l’umanità avrà basi sulla Luna e su Marte”.

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