Concessioni idroelettriche, altre audizioni sulla proposta di legge n. 293

Parlano i rappresentanti delle aziende che detengono la gran parte della produzione idroelettrica e loro associazioni di categoria

portata dell'acqua idroelettrico

Audite Enel, Acea, Elettricità Futura, Federidroelettrica

14/10/2021 – Entrato nel vivo oggi in commissione sesta del Consiglio regionale del Lazio il ciclo di audizioni sulla proposta di legge 293 del 2021. Infatti, a dire la loro sulla proposta, recante “Disposizioni in materia di concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico, in attuazione dell’articolo 12 del decreto legislativo 79 del 1999 (attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica) e successive modifiche. Legge regionale di adeguamento agli obblighi europei”, erano i rappresentanti delle aziende che detengono la gran parte della produzione idroelettrica e loro associazioni di categoria. Il tutto alla presenza dell’assessora regionale alla Transizione ecologica e trasformazione digitale (ambiente e risorse naturali, energia, agenda digitale e investimenti verdi).

Prima ad intervenire, Enel, che ha parlato di 32 impianti gestiti nel Lazio, di cui 22 di grande derivazione, 18 dighe, 100 dipendenti con relativo indotto, 30 milioni di euro di investimento negli  ultimi anni. Consapevoli della necessità di questa normativa si sono detti i suoi rappresentanti intervenuti oggi, ma la normativa nazionale che la impone presenta profili di illegittimità costituzionale, tanto è vero che alcune normative regionali applicative sono già state impugnate. La norma nazionale nasceva da una procedura di infrazione europea, ma questa è ormai chiusa e si confida quindi che anche  la normativa possa essere rivista. Si auspicano in tal senso delle linee guida a livello europeo, nel frattempo si spera in una sospensione anche di questa proposta regionale. In mancanza, si chiede almeno che la norma regionale dia una lettura della norma nazionale che tenga conto dei profili di illegittimità denunciati. Nel merito, Enel ha detto che il passaggio alle regioni comporterebbe uno smembramento delle aziende, cosa che va contro le previsioni del codice civile. Altro problema la potenziale alterazione dei meccanismi concorrenziali. Anche  le società pubblico private in cui non è previsto al momento che il controllo sia del privato che paga gli investimenti destano qualche preoccupazione. No di Enel infine anche alla estensione della normativa sulla fornitura gratuita, prevista dal nuovo tipo di canone, alle concessioni in corso.

La parola è poi passata ad Acea S.p.A. che per bocca del suo rappresentante si è trovata d’accordo con la maggior parte dei temi già esposti da Enel, tenendo a precisare la continuità degli investimenti  realizzati negli anni recenti da parte di Acea, con 22 milioni di euro spesi, cosa fatta senza dare eccessiva importanza al tema concessorio, sul quale si è sempre nutrita fiducia nel buon senso delle parti istituzionali. Ma l’investimento crea un affidamento nella possibilità di ammortizzarlo, ha aggiunto l’azienda. Segnalato anche, come rilevante, il tema delle opere aggiunte. Il canone binomio, fisso più variabile più una fornitura gratuita di energia, è discutibile almeno per quel che riguarda le concessioni già in essere. Ricordata, in conclusione, la grande attenzione di Acea al tema delle fonti rinnovabili.

A seguire è intervenuta Elettricità Futura, principale associazione di imprese che operano nel settore elettrico e rappresenta la quasi totalità delle imprese, sia operanti con  fonti tradizionali che rinnovabili. Scenario di riferimento è la riduzione delle fonti tradizionali che si avrà nel 2030. L’idroelettrico costituisce il 40 per cento della produzione nel campo delle rinnovabili in italia, è stato detto. La stessa regionalizzazione del settore  mette in pericolo l’omogeneità del settore  e di conseguenza le strategie di investimento delle aziende di carattere nazionale. Molto più corretto sarebbe prevedere una cessione, per quanto riguarda il tema dei rami di azienda, il canone  binomio molto penalizzante per le concessioni già in essere e serve un valore di riferimento nazionale dei canoni, questi altri temi toccati. Fermo restando che le opere “bagnate” passano alla regione senza indennizzo, pare fuori luogo che la normativa regionale sembri estendere questo criterio anche alle opere “asciutte”, secondo Elettricità futura, che giudica anche eccessivo il rinvio alla normazione secondaria previsto nella proposta e parla di un rischio di distorsioni della competizione concorrenziale come concreto. La proposta va riallineata a quella nazionale, in conclusione,  anche  su temi come la detenzione della maggioranza nelle aziende pubblico private, che deve essere del socio privato.

Mentre Federidroelettrica ha preso la parola soltanto per sottoscrivere sostanzialmente tutto ciò che era stato detto in precedenza dagli altri intervenuti,  per le associazioni ambientaliste è intervenuta Legambiente  Lazio, che ha in particolare insistito sulla partecipazione dei territori alla pianificazione per quanto riguarda le nuove concessioni, specie laddove vi sia la presenza di contratti di fiume. Questo è l’unico modo per garantire un buon esito delle concessioni, per Legambiente, che ha raccomandato anche attenzione ai monumenti naturali come il lago di Canterno, perché l’obiettivo resta sempre garantire equilibrio tra esigenze produttive e tutela naturalistica. 

Da parte dei consiglieri presenti è giunta la richiesta  ai concessionari di una precisa documentazione del rispetto degli oneri a loro carico contenuti nei contratti. L’Assessore ha aperto però il suo intervento dicendo di aver chiesto agli uffici regionali una relazione su verifiche del rispetto delle clausole contrattuali da parte dei titolari di concessione. Infatti sui pagamenti degli oneri con Enel è tutto in regola ma con Acea un contenzioso è in atto, ha aggiunto. La materia avrebbe meritato una regolazione di livello nazionale a suo avviso. La situazione è molto fluida, ha concluso: intenzione è andare avanti con una normativa equa, ad esempio differenziando i trattamenti tra concessioni nuove e quelle in essere, e contemperando gli interessi in gioco in attesa di eventuali modifiche del quadro normativo di livello nazionale ed europeo. In ogni caso l’assessore farà avere alla commissione gli esiti dei controlli in corso, mentre si cerca di acquisire il maggior numero di elementi utili a comprendere una problematica così complessa.

Il prossimo appuntamento della commissione con le audizioni su questa proposta di legge è fissato per lunedì prossimo, ha annunciato in chiusura il presidente.

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