Chiarezza sulla normativa nazionale in materia di scarti dell’attività florovivaistica

Il documento chiarisce tecnicamente come i residui di lavorazione del verde, a determinate condizioni definite dalla circolare del Ministero per la Transizione Ecologica (Mite), possano essere destinati ad un utilizzo agricolo come sottoprodotto; questo purché vi sia adeguata tracciabilità tra il punto di produzione e il luogo di destinazione

florovivaismo italiano
Foto di Spencer Wing da Pixabay

Una nota informativa della Regione Marche, inviata alle Province

Promuovere l’utilizzo in ambito agricolo degli scarti derivanti dall’attività agricola florovivaistica. E’ quanto propone una nota informativa della Regione Marche, inviata alle Province, con la quale si fornisce un contributo per definire le linee di un’economia circolare e sostenibile. Si tratta di un documento, richiesto dalle associazioni di categoria, per portare chiarimenti in merito all’applicazione della normativa nazionale. “E’ un tema quello dell’utilizzo degli scarti in agricoltura – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Stefano Aguzzi – sul quale era utile fornire un contributo di chiarezza, affinché tutti possano operare nel pieno rispetto dell’ambiente e con le stesse regole. Ed è il modo per contribuire alla riduzione dei rifiuti derivanti dagli sfalci e al recupero corretto di materia organica in un’ottica di economia circolare. Inoltre, consentirà di ridurre pratiche scorrette e fortemente impattanti sulla qualità dell’aria come gli abbruciamenti dei residui.

Voglio ringraziare le associazioni di categoria per la collaborazione su questo strumento interpretativo. Era diventato imprescindibile, infatti, per i florovivaisti e i manutentori del verde, avere un documento di riferimento che chiarisse le modalità per chiudere una vera economia circolare nel pieno rispetto della normativa. “ Il documento, infatti, chiarisce tecnicamente come i residui di lavorazione del verde, a determinate condizioni definite dalla circolare del Ministero per la Transizione Ecologica (Mite), possano essere destinati ad un utilizzo agricolo come sottoprodotto; questo purché vi sia adeguata tracciabilità tra il punto di produzione e il luogo di destinazione. La semplificazione normativa in questo caso, rispetto alla materia dei rifiuti, è che un non-rifiuto o sottoprodotto non viene accompagnato nel trasporto da un formulario di identificazione del rifiuto, non va tenuto un registro di scarico e scarico dei rifiuti e non ha il vincolo di essere destinato ad impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti.

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