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Le criticità della nuova strategia europea per la bioeconomia

Rispetto alle versioni precedenti, il documento non terrebbe in conto la scarsità delle risorse e non appare efficace nel definirne le priorità di utilizzo.

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Immagine realizzata con IA

La Commissione UE ha appena pubblicato la nuova strategia europea per la bioeconomia. Lo scopo è riuscire a sfruttare ulteriormente il vasto potenziale della bioeconomia, in modo da favorire la sostituzione di materiali e prodotti a base fossile, creare nuovi posti di lavoro e permettere la transizione globale dell’industria verso l’energia pulita.

Tra gli obiettivi, c’è il sostegno all’innovazione e agli investimenti e lo sviluppo di mercati guida per le soluzioni bio-based. Le prime proposte legislative nell’ambito della strategia per la bioeconomia dovrebbero arrivare già nel primo trimestre del 2026, con ulteriori misure previste fino al 2030

Presentata la strategia europea per la bioeconomia

La bioeconomia dell’UE attualmente impiega più di 17 milioni di persone, vale a dire che corrisponde a quasi l’8% dei posti di lavoro dell’Unione, e nel 2023 valeva 2,700 milioni di euro. Puntando alla decarbonizzazione, Bruxelles ha pensato a una strategia specifica per utilizzare le risorse biologiche e i loro rifiuti per produrre beni, servizi ed energia. La nuova strategia promette quindi di sostenere le attività capaci di offrire soluzioni sostenibili.

Per trasformare le innovazioni basate sulle biotecnologie in realtà concrete l’UE vuole:

  • ampliare l’innovazione basata sulla biotecnologia attraverso una combinazione di investimenti pubblici e privati e un contesto normativo semplificato;
  • garantire approvazioni più rapide, chiare e semplici per le soluzioni innovative, in particolare per le piccole imprese;
  • investire in tecnologie basate sulle biotecnologie e istituire un gruppo di investimento per la bioeconomia per stimolare gli investimenti privati.

Altro obiettivo è sotenere lo sviluppo di mercati di riferimento dedicati a materiali e tecnologie basati sulle biotecnologie:

  • aumentare la domanda di biotecnologie, ad esempio, fissando obiettivi nella legislazione pertinente;
  • istituire un’alleanza europea basata sulle biotecnologie, che riunirebbe le aziende dell’UE.

Per assicurare un uso sostenibile della biomassa:

  • promuovere la circolarità e aumentare il valore della biomassa secondaria, come residui agricoli, sottoprodotti e rifiuti organici;
  • creare iniziative che premino gli agricoltori e i silvicoltori impegnati nella protezione del suolo, migliorano i pozzi di assorbimento del carbonio e sostengono l’uso sostenibile della biomassa.

Sfruttare le opportunità globali

L’UE intende supportare l’industria europea nell’accesso ai mercati globali, garantendo partnership che riducano la vulnerabilità e la dipendenza da una singola regione geografica o da una singola risorsa.
La nuova strategia europea per la bioeconomia si basa su quella del 2012 e sulle revisioni del 2018 e del 2022, ma sposta l’attenzione verso lo sviluppo industriale, l’espansione del mercato, la competitività e la resilienza.

Le criticità della strategia europea per la bioeconomia

Il documento pubblicato dalla Commissione sembra però non allineare l’uso delle risorse in Europa ai limiti ecologici della Terra. Si concentra su sforzi di innovazione di prodotto sparsi invece di affrontare le cause vere e profonde delle crisi ambientali, dell’inquinamento e del clima. Questo l’avvertimento dell’Ufficio europeo per l’ambiente (EEB), la maggiore rete europea di organizzazioni ambientaliste di cittadini. 

Eva Bille, responsabile dell’economia circolare presso l’EEB , ha affermato: “Invece di definire una strategia che affronti l’eccessiva domanda di risorse da parte dell’Europa, la Commissione si aggrappa all‘illusione che possiamo semplicemente sostituire i nostri consumi attuali con input di origine biologica, trascurando il danno grave e immediato che ciò infliggerà alle persone e alla natura“. 

A giudizio dell’EEB, la nuova strategia non riconosce la necessità di ridurre drasticamente la pressione sugli ecosistemi. La produzione e il consumo non sostenibili dell’Unione stanno già ampiamente superando i limiti ecologici, mettendo in pericolo persone, natura e imprese. 

Un uso davvero efficiente della biomassa?

Il testo si propone di favorire un uso efficiente della biomassa. Per fare questo l’UE vorrebbe privilegiare l’utilizzo della biomassa vergine per prodotti a maggiore valore aggiunto e materiali durevoli. Mentre la biomassa secondaria (i rifiuti) dovrebbe essere indirizzati alla produzione di bioenergie. Rispetto alle versioni precedenti, il documento non terrebbe in conto la scarsità delle risorse e non appare efficace nel definirne le priorità di utilizzo.

Secondo Chiara Di Mambro, Direttrice strategia Italia e Europa di ECCO – il think tank italiano per il clima, ha spiegato: “Nel voler mantenere un approccio olistico, la strategia europea non collega in modo diretto l’uso delle risorse biologiche al rilancio competitivo del settore della chimica. Il quadro che emerge rimane opaco, in particolare in riferimento all’impostazione dell’impianto incentivante che, ad oggi, favorisce l’utilizzo della biomassa per le bioenergie, senza adeguato supporto per l’innovazione e lo sviluppo dei biomateriali”.

Anche secondo l’EEB, la stategia proposta non riesce a dare priorità agli usi materiali della biomassa, più sostenibili ed efficienti in termini di risorse, rispetto al suo utilizzo a fini energetici. Soprattutto, non elimina gradualmente sussidi, aiuti di Stato e il sostegno alla bioenergia. E dunque non riuscirebbe a correggere le politiche che in questi anni hanno premiato usi inefficienti, ad alta intensità di carbonio e inquinanti della biomassa.

Nuovo studio ECCO: fabbisogno di biomassa in Italia in forte aumento

Dal nuovo studio “Biomassa e transizione della filiera della plastica” del think tank ECCO, emerge che il fabbisogno di biomassa in Italia entro il 2030 supererà la disponibilità di 2-3 volte, mettendo in competizione i diversi utilizzi, come biocombustibili, polimeri di origine naturale e altri usi industriali. In base alla ricerca, il quadro incentivante attuale sarebbe fortemente sbilanciato verso gli usi energetici, con più di 10,6 miliardi di euro destinati alla produzione di bioenergie. Tale approccio rischia di sottrarre biomassa a settori industriali che ne avrebbero bisogno per innovare e rimanere competitivi.

Porta aperta alle importazioni di biomassa

Il documento sostiene che l’UE sia ampiamente autosufficiente nel suo approvvigionamento di biomassa, ignorando il fatto che il settore zootecnico dell’UE dipende per più del 70% dai mangimi importati per sostenere l’attuale livello di sovrapproduzione. L’EEB avverte che questo approccio potrebbe rafforzare ulteriormente modelli alimentari e mangimistici insostenibili. 

Infine, la proposta non comprende incentivi significativi per la gestione sostenibile del territorio, come la silvicoltura più vicina alla natura, l’agroecologia e l’agricoltura biologica, approcci che potrebbero contribuire a soddisfare la crescente domanda del mercato di prodotti di origine ecologica, osserva acora l’EEB. 

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.