Car sharing: quando può essere un problema

Un rapporto dell’Union of Concerned Scientists mette in guardia da un uso scorretto dei servizi di trasporto condiviso, incoraggiando Uber (tra gli altri) ad elettrificare le flotte e migliorare i prezzi e la convenienza delle corse in comune.

Car sharing
Credits: Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

A seconda dell’uso, il car sharing può contribuire ad aumentare il numero di emissioni.

 

(Rinnovabili.it) – A quanto pare, i servizi di car sharing come Uber e Lyft, per quanto riducano la dipendenza dalla proprietà dell’auto, difficilmente sono in grado di risolvere i problemi ambientali legati al trasporto. Secondo un rapporto pubblicato dal gruppo di ricerca no profit Union of Concerned Scientists, infatti, questi servizi di trasporto condiviso rappresentano fino al 13% di tutto il traffico veicolare nelle principali aree degli Stati Uniti. Ma piuttosto che sostituire altri veicoli, stanno aumentando il numero totale di viaggi in auto e l’impronta di carbonio collettiva, causando circa il 69% in più di emissioni.

 

La ragione di questo aumento a prima vista paradossale è duplice. Analizzando i dati pubblici provenienti da sette città degli Stati Uniti, il rapporto ha scoperto che i veicoli in condivisione percorrono molte miglia tra un passeggero e l’altro. Conosciuta come deadheading, questa tendenza vede un incremento dei cosiddetti viaggi singoli (quindi, non in condivisione), che risultano essere il 47% più inquinanti di un giro in auto privata. Infatti, secondo un sondaggio condotto sui passeggeri della California, si è scoperto che chi non ha la macchina ha la tendenza a fare uso in solitaria del car sharing, preferendo questa modalità di spostamento ad altre tipologie di trasporto collettivo (es. bus) o alla bici. Di conseguenza, conclude il rapporto, questa tipologia di servizi sta “aumentando il viaggio dei veicoli, l’inquinamento climatico e la congestione” sia nelle città che nei sobborghi, pur rimanendo ampiamente esente dalle normative.

 

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Il rapporto, quindi, si basa sulla distinzione tra viaggi non raggruppati, in cui i passeggeri viaggiano da soli direttamente verso la loro destinazione, e viaggi raggruppati, in cui l’auto raccoglie altri passeggeri lungo la strada. I viaggi del primo tipo hanno un’impronta di carbonio approssimativamente equivalente a quella dei viaggi in auto privata, mentre i viaggi in condivisione in auto elettriche possono effettivamente ridurre le emissioni fino al 68% per viaggio. Ma il vero problema sono i viaggi non raggruppati in auto a gas.

 

Per diventare più rispettosi del clima, conclude il rapporto, i servizi di condivisione potrebbero elettrificare le loro flotte, migliorare i prezzi e la convenienza delle corse in comune e incoraggiare l’uso del trasporto pubblico, fornendo “collegamenti per il primo e l’ultimo miglio” che sostituiscono solo la parte del viaggio che un treno o un autobus non coprirà. Il rapporto esorta inoltre i responsabili politici a migliorare il trasporto pubblico e ad adottare leggi per elettrificare il settore della condivisione di corse.

 

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