Il 64% della popolazione usa l’auto per spostarsi, serve ripensare i modelli di mobilità

Nel 2019 36 milioni di italiani, pari al 73,9%, hanno utilizzato almeno una volta la propria auto per i loro spostamenti, e oltre la metà della popolazione nazionale ha utilizzato la propria auto ogni giorno. Il rapporto tra autovetture e popolazione nel 2019 in Italia era di 663 automobili per 1.000 abitanti. A Roma si perdono nel traffico 20 giornate lavorative all’anno

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Foto di Pexels da Pixabay

Lo studio di Nomisma sulla mobilità sostenibile

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – L’equilibrio tra le esigenze crescenti di mobilità e soluzioni sostenibili da un punto di vista economico, sociale e ambientale richiede un ripensamento profondo sia dei modelli di offerta che delle modalità di regolazione del mercato. Questo l’assunto che emerge dalla ricerca ‘Attori e modelli per una mobilità sostenibile’, messa a punto da Nomisma, da cui si evince che nel 2019 36 milioni di italiani maggiorenni (73,9%) hanno utilizzato almeno una volta la propria auto per i loro spostamenti, e oltre la metà della popolazione nazionale ha utilizzato la propria auto ogni giorno.

E, nonostante l’utilizzo delle 4 ruote sia più frequente nei comuni di piccole e medie dimensioni, anche nei comuni dell’area metropolitana, il 64% della popolazione utilizza l’auto per i propri spostamenti (oltre il 30% la utilizza tutti i giorni). Una caratteristica non lascia indifferenti: spesso la macchina è occupata da una sola persona (i dati più recenti sul coefficiente di riempimento dell’auto evidenziano la presenza di 4 persone ogni 3 automobili, compresi i conducenti compresi). Secondo una ricerca Anci “negli spostamenti da casa verso il luogo di lavoro o di studio, ogni giorno circolano 1,9 milioni di autovetture con 2,5 milioni di persone a bordo. Se ogni auto trasportasse due persone, circolerebbero 628mila auto in meno, con notevoli benefici economici dei viaggiatori e evidenti vantaggi anche per la qualità dell’aria”.

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Viene confermata la crisi del modello attuale – osserva Giulio Santagata, consigliere Nomisma – “dovuta principalmente alla sua rigidità. Occorre per questo favorire la flessibilità, attraverso una regolazione del mercato che favorisca la concorrenza: meno regolazione e più programmazione e organizzazione sono le direttrici su cui dovrà svilupparsi l’azione delle amministrazioni pubbliche per garantire una maggiore sostenibilità all’intero sistema di mobilità. Quanto più infatti si coglieranno in tempo i reali fabbisogni di mobilità dell’utente, con una visione di smart mobility equa ed accessibile, tanto più vi sarà una progressiva disincentivazione dell’uso del mezzo privato, determinando chiari vantaggi collettivi sotto il profilo ambientale e sociale”.

Dalla ricerca viene fuori come, rapportando le autovetture alla popolazione, al 2019 in Italia c’erano 663 automobili per 1.000 abitanti; con questi numeri l’Italia si pone al secondo posto della classifica europea per auto per abitanti. Oltre all’utilizzo predominante dell’automobile per gli spostamenti, una delle principali criticità consolidate della mobilità italiana – viene spiegato – “risiede nello scarso utilizzo del trasporto condiviso: nella maggior parte dei casi in auto si viaggia soli“. Una delle conseguenze dell’utilizzo predominante dell’automobile per gli spostamenti è il livello di congestionamento dei grandi centri urbani: a Roma, per esempio, nell’ora di punta della mattina si impiegano 54 minuti per compiere un tragitto che in assenza di traffico richiederebbe 30 minuti. A Milano i minuti aggiuntivi per un percorso di 30 minuti sono 21. E ancora nella Capitale, ogni anno nel traffico si perdono l’equivalente di oltre 20 giornate lavorative, per tutte le altre città metropolitane italiane considerate il dato è sempre superiore alle 10 giornate lavorative. 

Una risposta di sistema – si rileva – deve “prevedere anche un’armonizzazione con i sistemi di trasporto pubblico di linea, di car sharing e bike e scooter sharing”. Una regolazione incentrata sul livello territoriale comunale o, nei contesti più evoluti, metropolitano e sul contingentamento dell’offerta viene in parte superata attraverso l’uso di app che rendono immediato, flessibile ed economico il rapporto con gli utenti.

Le esperienze di maggior successo sono, anche se con differenze, sotto il titolo Maas (Mobility as a service), con l’obiettivo di mettere l’utente finale al centro delle modalità di spostamento. La strategia dei provider di Maas è quella di creare “le condizioni per rendere più attrattivo, in termini di prezzo e servizio, lo spostamento con le modalità di trasporto alternative al mezzo privato, offrendo un’unica soluzione di viaggio composta da più spostamenti e garantendo all’utente un’unica interfaccia per l’acquisto, il pagamento, il flusso informativo e la raccolta dei feedback”. Quanto più il modello coglierà in tempo reale i fabbisogni di mobilità dell’utente finale – viene messo in evidenza – tanto più vi sarà una reale disincentivazione non soltanto dell’uso, ma anche del possesso del mezzo privato, determinando chiari vantaggi collettivi sotto il profilo ambientale e sociale.

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Sul punto, per esempio, la tendenza nelle giovani generazioni verso una diminuzione a favore all’auto di proprietà apre uno scenario coerente con questo modello. Sviluppare nuovi modelli di business innovativi grazie al coinvolgimento di operatori privati, vincolati da una visione di smart mobility equa ed accessibile – viene raccontato – porterebbe anche in mano pubblica un patrimonio informativo molto prezioso per comprendere le relazioni economico-sociali urbane e proseguire su di un virtuoso percorso di miglioramento della qualità della vita.

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