Mobilità elettrica e home-working sono la ricetta per città meno inquinate

Una ricerca condotta da Cnr-Isti e Sapienza Università di Roma nelle città di Firenze, Roma e Londra mostra quantifica la potenziale riduzione dell’inquinamento urbano attraverso la mobilità elettrica e l’home working

Foto di andreas160578 da Pixabay

Mobilità elettrica e home-working, binomio anti-smog

Mobilità elettrica e home working: questa la ricetta per ridurre l’inquinamento delle nostre città. Uno studio dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti) e del Dipartimento di ingegneria informatica, automatica e gestionale (Diag) della Sapienza Università di Roma ha quantificato la potenziale riduzione delle emissioni di città come Firenze, Roma e Londra. Se soltanto l’1% delle auto più inquinanti fossero sostituite da veicoli elettrici, le emissioni abbattute sarebbero equivalenti a quelle generate dalla sostituzione di un campione casuale del 10% dei veicoli. 

Vivere in un’area urbana vuol dire essere esposti a numerose fonti inquinanti. La qualità dell’aria che respiriamo è relativa a diversi fattori ed è variabile: la stessa responsabilità delle auto non è uguale in ogni caso, così come alcune strade sono più inquinate di altre, alcuni veicoli contribuiscono più di altri. Trovare soluzioni dunque vuol dire immaginare interventi mirati, che secondo la ricerca, pubblicata su Nature Sustainability, potrebbero stare nella mobilità elettrica e nella diffusione dell’home working.

Lo studio ha evidenziato che nel 10% delle strade maggiormente inquinate delle grandi città possono esserci quasi il 60% delle emissioni totali dell’area urbana generate dalle auto; di più della metà di queste è responsabile il 10% dei veicoli più inquinanti in circolazione. 

Lo studio fornisce anche dati utili alle politiche di riduzione dell’inquinamento. La sostituzione mirata di appena l’1% delle vetture private maggiormente inquinanti con veicoli elettrici può abbassare le emissioni per una quota pari a quella che abbatterebbe la sostituzione di un campione casuale del 10%. 

Si tratta di una evidenza scientifica di quanto sia importante compiere scelte che siano informate”, ha commentato Mirco Nanni, ricercatore di Cnr-Isti che ha condotto lo studio e direttore del Kdd-Lab. “Misure come le cosiddette targhe alterne, ancora in voga fino a pochi anni fa, sono incredibilmente meno efficaci di politiche di riduzione delle emissioni che compiano invece scelte mirate, come i più recenti divieti alla circolazione dei veicoli particolarmente inquinanti, o eventuali incentivi all’elettrico, che dovrebbero, però, essere concepiti per chi inquina di più”.

Stesso discorso per l’home working, che combinato con la mobilità elettrica si rivela la strategia vincente visto che riduce gli spostamenti casa-lavoro: si tratta di un segmento importante delle mobilità che strutturalmente genera importanti quote di emissioni in città. 

“Dal nostro lavoro – ha spiegato Luca Pappalardo, ricercatore del Cnr-Isti e coordinatore dello studio – emerge che chi si sposta in modo più prevedibile, come nel tragitto casa-lavoro, è responsabile di una maggiore fetta di emissioni di chi ha, invece, un comportamento di mobilità più erratico ed imprevedibile”.

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