La biodiversità tra ordine e disordine e il nuovo centro nazionale

Riflettori puntati sulla proposta presentata dal CNR al MUR di un centro nazionale per la biodiversità (National Biodiversity Future Centre) finanziato dal PNRR che dovrebbe diventare operativo dal primo luglio con l’obiettivo di studiare e classificare la biodiversità per dare risposte ed offrire soluzioni e al quale parteciperà tra una cinquantina di enti a livello italiano anche la Fondazione Edmund Mach

Fauna selvatica: l’Italia riveda la sua strategia per la biodiversità
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Durante il festival dell’economia di Trento

FESTIVAL ECONOMIA TRENTO – La biodiversità è al centro dell’incontro organizzato oggi pomeriggio dalla Fondazione Edmund Mach al Festival dell’Economia di Trento. Un appuntamento tutto dedicato all’ importanza della ricchezza di vita sulla terra e alla necessità di preservarla per le generazioni future. Riflettori puntati sulla proposta presentata dal CNR al MUR di un centro nazionale per la biodiversità (National Biodiversity Future Centre) finanziato dal PNRR che dovrebbe diventare operativo dal primo luglio con l’obiettivo di studiare e classificare la biodiversità per dare risposte ed offrire soluzioni e al quale parteciperà tra una cinquantina di enti a livello italiano anche la Fondazione Edmund Mach.

Presso la sala conferenze del Dipartimento di Economia, con la moderazione di Laura La Posta, caporedattrice del Sole 24 Ore, sono intervenuti il prof. Michele Morgante, Università di Udine e Direttore Scientifico dell’Istituto di Genomica Applicata, il prof. Danilo Porro, membro della Delegazione Nazionale nel Comitato di Programma di Horizon Europe 2021-2027, direttore dell’Institute of Molecular Bioimaging and Physiology del CNR Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze Università Milano Bicocca, il prof. Mario Pezzotti, dirigente Centro Ricerca e Innovazione Fondazione Edmund Mach.
La biodiversità è la ricchezza di vita sulla Terra: i milioni di piante, animali e microrganismi, i geni che essi contengono, i complessi ecosistemi che essi costituiscono nella biosfera. Ne deriva l’ importanza di mantenere e salvaguardare gli ecosistemi e mantenerli in equilibrio. Emerge la rilevanza del ruolo della genetica per la salvaguardare la biodiversità: negli ultimi anni anche le nuove tecnologie di sequenziamento genomico sono impiegate per cercare di conoscere e limitare la perdita di biodiversità. L’impiego di queste tecnologie nella conservazione della biodiversità ha reso possibile lo sviluppo di una nuova materia: la genomica della conservazione. 

Il professor Michele Morgante si è soffermato sia sulla necessità di salvaguardare la biodiversità sia sul significato di “perdita di biodiversità” che può risultare da una perdita di variabilità genetica entro specie, dalla perdita di una o più specie viventi in un ecosistema o dalla perdita di interi ecosistemi e molto spesso dalla prima forma può passare in tempi più o meno rapidi alla seconda ed alla terza. “Il mantenimento e in molti casi la rigenerazione della biodiversità sono un presupposto indispensabile per restituire alle generazioni future un pianeta non compromesso in maniera irrimediabile. Nel mettere in atto misure a tale scopo dobbiamo fare grande attenzione a non avere un’ottica locale ma globale perché molto spesso soluzioni che localmente appaiono ottimali non lo sono se viste in chiave planetaria: evitiamo l’offshoring dei problemi ambientali per lavarci la nostra coscienza”.
Il prof. Danilo Porro ha spiegato che la disponibilità di risorse non è infinita e la salute del pianeta non può certo definirsi ottimale. “La civiltà occidentale finora ha reagito alle spinte naturali che l’ambiente esercita su ogni processo di crescita, affidandosi alla scienza e alla tecnologia. Tale risposta è sempre stata coronata da successo, tanto che si è formata una tradizione culturale tendente ad esaltare la battaglia per il superamento dei limiti naturali. È giunto però il momento di cercare come vivere all’interno di questi limiti”. Il prof Porro ha proseguito illustrando nei dettagli la proposta, che vede lui stesso coordinatore, di sviluppo del centro nazionale per la biodiversità che coinvolgerà 1300 ricercatori, 31 partner fondatori e 27 enti non vigilati dal MUR. Il centro, il cui hub sarà localizzato a Palermo, sarà attivo per i tre anni e poi dovrà diventare autosostenibile; collaborerà con i principali centri in Europa, ma si propone di diventare un centro di riferimento per la biodiversità di rilievo mondiale, in quattro grandi ambiti di attività: mare, terra, città, valorizzazione. 

“Anche in questo centro è presente la Fondazione Mach – ha evidenziato il prof. Mario Pezzotti, ricordando che l’ente di San Michele sarà coinvolto anche nel centro agritech – proprio per la forte esperienza maturata negli approcci innovativi per lo studio e la conservazione della biodiversità e di tutti gli ecosistemi”. Pezzotti ha anche aggiunto che “agritech, idrogeno e biodiversità sono uno sguardo verso il futuro che dobbiamo sempre anticipare. La ricerca deve dare risposte. Dobbiamo guardare lontano con un approccio globale e vedere come possiamo contribuire in sinergia con alti enti”.

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