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Agricoltura e STEM, premiate due studentesse

Agricoltura e STEM, Confagricoltura Donna premia due studentesse
Foto Confagricoltura

Le donne possono cambiare il futuro dell’agricoltura

Agricoltura e STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics, ovvero le discipline tecnico-scientifiche) hanno qualcosa in comune? A giudicare dai premi che Confagricoltura Donna ha assegnato a due studentesse dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Università di Udine possiamo affermare che i punti di contatto non solo ci sono, ma sono anche molto solidi.

Ancora una volta, Confagricoltura Donna ha voluto celebrare l’8 marzo – Giornata internazionale della donna – muovendosi nel segno della concretezza grazie al finanziamento di questi bandi che sostengono la formazione delle donne e premiano la laurea magistrale incentrata su innovazione e sostenibilità in agricoltura.

Agricoltura e STEM, progetti che valorizzano il talento femminile

Ha infatti dichiarato Alessandra Oddi Baglioni, presidente di Confagricoltura Donna: «Mentre molti si limitano a ricordare l’8 marzo con slogan e dichiarazioni di circostanza, noi scegliamo una strada diversa: lavoriamo tutto l’anno con impegno concreto, con progetti mirati, con iniziative che aprono spazi reali alle donne nel mondo del lavoro e nella società civile.

Questo progetto è un esempio di ciò in cui crediamo: valorizzare il talento femminile nei settori della ricerca, dell’innovazione e del progresso del Paese. Continuiamo a costruire opportunità, a sostenere percorsi, a valorizzare le donne che possono cambiare il futuro».

La collaborazione di Confagricoltura Donna con gli atenei

Il progetto “Agricoltura e STEM: la sfida di Confagricoltura Donna” è nato nel 2025 in collaborazione con alcuni atenei italiani: Università Campus Bio-Medico di Roma, Università di Udine, Università della Tuscia, Università di Padova, Università di Perugia e Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari.

L’obiettivo è rafforzare la presenza femminile nei processi di innovazione applicati al settore agricolo e creare un collegamento stabile tra mondo produttivo, università e ricerca.

Il premio per agricoltura e STEM non intende solo promuovere nuovi talenti ma nello stesso tempo propone un modello replicabile in cui il sistema universitario e la rappresentanza agricola possono costruire insieme una nuova visione di un’agricoltura innovativa e sostenibile.

Il panorama agricolo italiano è promettente: quasi il 32% delle aziende agricole italiane è guidato da donne e, cosa più importante, sono quelle che dimostrano maggiore propensione all’innovazione e maggiore attenzione alla sostenibilità declinata in tutte le sue forme, ovvero ambientale, economica e sociale.

2026, Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici

L’ONU ha dichiarato il 2026 Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici: «Un riconoscimento che sottolinea il ruolo centrale nei sistemi agroalimentari globali. È un segnale forte: le donne non sono una presenza accessoria, ma una componente strutturale della produzione agricola, della sostenibilità e della sicurezza alimentare mondiale».

Al primo bando del premio agricoltura e STEM si sono candidate 30 tesi su temi che spaziano dall’informatica alla gestione dei dati, dall’ingegneria alle scienze biologiche, ambientali e biomediche.

La qualità e l’interdisciplinarità dei lavori presentati dimostra una visione moderna dell’agricoltura. Oggi è considerata un incrocio di saperi diversi che rendono il settore agricolo un laboratorio di innovazione: qui l’applicazione di tecnologie avanzate costituisce una parte fondamentale della sicurezza alimentare.

Questo premio, pertanto, evidenzia tre pilastri per l’agricoltura del futuro: l’apporto delle donne, la sostenibilità e il ruolo dell’alimentazione per la salute e il benessere.

Chi sono le premiate di Agricoltura e STEM

La tesi di Elisabetta Vivino (Emerging contaminants in agriculture: impacts of polystyrene nanoplastics on durum wheat, Università Campus Bio-Medico di Roma) studia gli effetti della contaminazione di nanoplastiche sulla salute delle piante e la loro possibile presenza nelle cariossidi di grano duro destinate al consumo umano.

L’approccio sperimentale adottato è multidisciplinare, pertinente, innovativo e di elevato rigore scientifico.

I risultati identificano vie metaboliche coinvolte nella risposta della pianta all’esposizione di nanoplastiche come possibili fonti di tratti molecolari di interesse per nuove strategie di breeding.

Alessia De Giorgi (Potenzialità d’impiego della camola della farina per la detossificazione e bioconversione di substrati contaminati da AFB1, Università di Udine) ha invece studiato l’uso della camola della farina (Tenebrio molitor) per ridurre l’aflatossina B1 (AFB1) in materie prime agricole contaminate, un problema crescente anche a causa del cambiamento climatico.

Le larve allevate su crusca con diversi livelli di tossina hanno degradato circa l’82% dell’AFB1, accumulando quantità inferiori ai limiti di legge.

Solo il 17% della tossina è rimasto nel frass, successivamente sottoposto a detossificazione per un possibile uso come ammendante. Lo studio, inoltre, conferma il potenziale di Tenebrio molitor nell’economia circolare.

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